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LA GUERRA NELLO SWAT E LE SPINE DELLA DIPLOMAZIA 28/4/09

Tensione tra il Pakistan e la comunità internazionale mentre si continua a combattere contro i paktalebani. Giallo a Islamabad dove Zardari diserta una conferenza stampa. E a un'altra dice: "Bin Laden è morto". Clima blindato a Kabul per la vigilia dell'anniversario, oggi, della fine del regime filosovietico di Najibullah negli anni Novanta

Emanuele Giordana

Martedi' 28 Aprile 2009

Kabul - Un filo rosso sempre più spesso, e che mette a dura prova la diplomazia internazionale, lega ormai saldamente Pakistan e Afghanistan. I due fronti di guerra non sono mai stati tanto vicini e i timori di un ennesimo attentato oggi contro il presidente afgano Hamid Karzai – che l'anno scorso il 28 aprile fu oggetto del tiro incrociato di guerriglieri in contatto con il Pakistan – fanno di Kabul una città superblindata e improvvisamente svuotata: non solo gli occidentali – cui è vietato, da ieri e per oggi, in alcuni casi persino di andare a lavorare – ma gli stessi afgani evitano i luoghi solitamente affollati.
Alla vigilia dell'anniversario della presa del potere a Kabul dei mujaheddin che rovesciarono l'ultimo baluardo sovietico negli anni Novanta, il premier britannico Gordon Brown è passato dalla capitale afgana diretto a Islamabad. Un segnale chiaro che la comunità internazionale considera ormai un fronte unico quello che vede Afghanistan e Pakistan impegnati tra guerre e guerrette diverse al di qua e al di là della frontiera. Qui i talebani afgani, là i talebani pachistani, il cui lungo braccio di ferro con l'esercito nazionale non si è ancora concluso. E questa guerre interne, in Afghanistan combattute con l'appoggio della Nato e in Pakistan per ora (salvo le incursioni degli aerei senza pilota americani) condotte con le sole forze nazionali, finiscono a riflettersi anche sui giochi della grande diplomazia. Così a Islamabad l'incontro tra Gordon Brown, Zardari e Gilani, presidente e premier pachistano, si è concluso con un piccolo giallo: perché Zardari, al termine dei colloqui con la controparte del Regno Unito, ha “snobbato” la conferenza stampa congiunta, forse per i dissapori creatisi sull'arresto in Gran Bretagna di undici studenti pachistani per motivi che riguardano la sicurezza nazionale. Alla conferenza stampa era presente Gilani, e il governo di Londra ha preferito sottolineare la sua presenza che non l'assenza di Zardari. Ma che la situazione sia tesa – e non solo per gli arresti nel regno Unito – è noto.
Nei giorni scorsi il capo della diplomazia statunitense Hillary Clinton ha usato parole durissime con la leadership pachistana e anche nella stampa locale le voci che accusano il governo di avere la mano troppo leggera con l'islam radicale hanno cominciato a farsi sentire, con articoli e commenti che accusano esercito e governo di lassisimo con i talebani di casa. La vicenda riguarda quanto è successo e sta succedendo nella valle di Swat e aree limitrofe (Provincia della frontiera del NordOvest) e nelle turbolente agenzie tribali lungo il poroso confine afgano. Dopo aver negoziato col governo l'introduzione delle leggi islamiche nella valle di Swat, i talebani del Pakistan sono andati oltre, iniziando una sorta di lunga marcia verso il cuore del paese e occupando altri distretti. L'esercito ha attaccato e nel contempo ha iniziato a negoziare ma poi, nella notte tra domenica e lunedi, i talebani hanno rotto le trattative sostenendo che non le riapriranno se non a ostilità concluse. L'esercito si sta effettivamente dando da fare ed esibisce una lunga lista di militanti uccisi. Ma Stati Uniti e comunità internazionale, come anche diverse voci autorevoli all'interno del Pakistan, sostengono invece che la mano del governo è troppo morbida e che già troppo è stato concesso alle fazioni islamiste che nella valle di Swat, dopo la vittoria dell'introduzione della legge islamica (o meglio di una sua rigidissima interpretazione), hanno cominciato ad amministrare in toto la vita sociale dell'area, spingendo i contadini a non pagare l'affitto ai landlord locali e minacciando questi ultimi, in gran parte sfollati altrove.
Forse per tentare di abbassare una tensione in ascesa, i servizi segreti pachistani ieri hanno gettato acqua sul fuoco del pericolo qaedista, sostenendo che bin Laden è morto. Lo ha dichiarato Zardari durante una conferenza stampa tenuta davanti ai media internazionali salvo poi in parte ridimensionare la notizia, dichiarando che "gli americani non ne sanno nulla... e loro sono molto meglio equipaggiati di noi per dargli la caccia". La prova provata quindi non c'è. C'è invece una situazione in rapido deterioramento e dalla via d'uscita piuttosto nebulosa. Nella sua conferenza stampa Zardari ha inviato segnali rassicuranti alla comunità internazionale e ha voluto chiarire che "le armi nucleari del Pakistan sono in mani sicure", che non cadranno cioè in mano talebana.

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