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Forse l'opratore della Croce rossa è stato abbandonato dai rapitori di Abu Sayyaf nelle ultime ore. Ieri l'ok al blitz da parte del governatore locale, con la Farnesina contraria

Junko Terao

Giovedi' 23 Aprile 2009


Sale la preoccupazione per Eugenio Vagni, l’operatore del Comitato internazionale della croce rossa da metà gennaio nelle mani dei ribelli di Abu Sayyaf, sull’isola Jolo, nel sud delle Filippine, roccaforte della cellula separatista legata, pare, ad al Qaeda. Ieri il governatore provinciale dell’arcipelago di Sulu, di cui fa parte l’isola, Abdusakur Tan, ha dato via libera al blitz per salvare l’ostaggio. Ogni momento è buono, dunque, per l’operazione. Duemila uomini, tra militari e poliziotti, sono pronti a intervenire “appena si presenterà l’occasione adatta”. La decisione, ha spiegato il governatore, è arrivata alla luce delle ultime notizie sulla salute dell’italiano, che soffre di ipertensione e di un’ernia al disco e sembra non sia più in grado di camminare. L’ipotesi del blitz naturalmente preoccupa per i rischi che comporta e il ministro degli Esteri Frattini, che già nei giorni scorsi si era espresso negativamente riguardo alla possibilità di un intervento armato per liberare Vagni, ieri ha fatto sapere che la Farnesina rimane contraria a una soluzione del genere. Il fatto che Vagni abbia difficoltà a camminare risulta anche al ministero degli Esteri italiano, “ma questa non è una motivazione che possa giustificare un blitz”, ha commentato Frattini. Vagni è l’ultimo dei tre operatori del Cicr rapiti dai ribelli di Abu Sayyaf a gennaio: il 2 aprile, dopo un ultimatum dei rapitori lasciato cadere nel vuoto, era stata liberata Mary Jean Lacaba, e pochi giorni fa i militari hanno recuperato lo svizzero Andreas Notter, probabilmente abbandonato dai guerriglieri e non ufficialmente liberato. Lui stesso, tornato in Svizzera, ha raccontato di non aver chiara la dinamica di quel che è successo: “improvvisamente mi sono trovato solo nella giungla, i rapitori erano spariti”. Nessun progresso sul fronte delle trattative in mano a un gruppo di ulema mandati appositamente sull’isola. Del resto i guerriglieri di Abu Sayyaf, che nella galassia dei gruppi indipendentisti della minoranza musulmana sono i meno numerosi ma i più estremisti, da subito hanno chiesto il ritiro completo delle truppe dall’isola di Jolo come condizione per dare il via alle trattative. Ma Manila ha scelto il pugno duro contro i ribelli, ridotti a poche centinaia e male equipaggiati, e di soldati ne ha ritirati solo una parte. La notizia del blitz imminente potrebbe far precipitare la situazione: Abu Sayyaf non ha nulla da perdere e non ha esitato, in passato, a ricorrere a soluzioni drastiche.

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