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Forse abbandonato più che rilasciato, da ieri l'operatore del comitato internazionale della Croce Rossa Andreas Notter è libero ma nelle mani del gruppo più piccolo e più estremista di separatisti islamici rimane ancora l'italiano Eugenio Vagni.

Junko Terao

Domenica 19 Aprile 2009

E’ libero da ieri Andreas Notter, il secondo dei tre operatori del comitato internazionale della Croce rossa rapiti dai ribelli di Abu Sayyaf lo scorso 15 gennaio sull’isola di Jolo, nel sud delle Filippine. Nelle mani del gruppo islamista, la più piccola e più estremista cellula dei separatisti del sud del paese, nata nel ’91 da una costola del Moro islamic liberation front (Milf), rimane quindi solo l’italiano Eugenio Vagni. Il terzo ostaggio, la filippina Mary Jean Lacaba, era stato liberato il due aprile scorso, all’indomani dello scadere di un ultimatum dei rapitori che chiedevano il ritiro completo dell’esercito governativo dal loro territorio, minacciando, in caso contrario, di decapitare uno degli ostaggi. Non sarebbe stata la prima volta, dato che già in passato i guerriglieri di Abu Sayyaf erano ricorsi a esecuzioni di questo genere, tragici epiloghi di falliti tentativi di ottenere denaro e concessioni da parte del governo, che da sempre si rifiuta di trattare con loro. Ma per fortuna per ora le minacce sono rimaste tali, anche se la preoccupazione per l’italiano ancora nelle mani dei guerriglieri sale. Il governo di Manila, infatti, non ha ceduto al ricatto di Abu Sayaff e ha ritirato solo 800 dei 1000 soldati di stanza sull’isola. Non è ancora chiaro come sia avvenuta la liberazione di Notter. Mentre in un primo momento si era parlato di un rilascio da parte dei rapitori, la polizia ha fatto sapere che il 37enne svizzero è stato sottratto al gruppo di guerriglieri mentre questi stavano tentando di forzare il cordone di sicurezza intorno al loro territorio. L’esercito sta cercando di stringere il cerchio intorno ai guerriglieri, ridotti a non più di 300 uomini, e l’ipotesi più probabile è che questi abbiano deciso di abbandonare l’ostaggio perchè non più in grado di condurlo con sè. Notter è in buono stato di salute ma confuso e non ha saputo spiegare cosa sia successo. Le sue prime dichiarazioni sono state per la liberazione del collega italiano, il 62enne Vagni che soffre di un’ernia al disco e necessita di un intervento chirurgico urgente. Anche se in passato Abu Sayaff ha usato i rapimenti di operatori di ong, religiosi, turisti e imprenditori stranieri a scopo di estorsione, sia il comitato internazionale della Croce rossa che il ministero dell’interno hanno assicurato che nessun riscatto è stato richiesto finora per la liberazione degli ostaggi. Da una settimana a Jolo, roccaforte di Abu Sayaff, sono stati inviati alcuni ulema per trattare coi guerriglieri e cercare di arrivare a una soluzione. Ma la liberazione di Vagni potrebbe non essere imminente dato che si tratta dell’ultima arma di ricatto in mano ai guerriglieri. Dopo aver accettato di ritirare solo in parte il contingente presente sull’isola, Manila ha infatti cambiato strategia dichiarando lo stato di emergenza e intensificando l’azione militare per costringere Abu Sayaff alla resa. Il gruppo di guerriglieri, che combatte per l’indipendenza dell’isola meridionale di Mindanao e delle isole Sulu dove vorrebbe creare uno stato islamico a se stante, fa la guerra a Manila da più di vent’anni. Nonostante nel corso del tempo abbia subito diverse gravi sconfitte, come l’uccisione nel ’98 del suo fondatore Abdurajik Abubakar Janjalani e, nel 2006, del fratello Khadafi Janjalani che ne aveva preso il posto, è riuscito finora a sopravvivere e a resistere agli attacchi dell’esercito filippino a cui si sono aggiunti i militari statunitensi. Dopo l’11 settembre, infatti, Abu Sayaff è nella lista nera Usa dei gruppi terroristici e, dal 2002, nella regione meridionale a maggioranza musulmana, dove oltre ad Abu Sayaff operano altri gruppi islamici indipendentisti, è in vigore l’operazione Balikatan (letteralmente “fianco a fianco”), che permette la presenza di un contingente a stelle e strisce “per dare supporto alle truppe filippine”. Anche se ridotto a poche centinaia di combattenti con scarse risorse in termini di denaro ed equipaggiamento, Abu Sayaff gode ancora del sostegno di una parte, seppur ristretta, della popolazione musulmana del sud – sei milioni in tutto – e non fatica a trovare nuovi affiliati tra i più delusi dal fallimento degli altri gruppi indipendentisti, il Milf su tutti, che nel corso degli anni hanno dialogato a più riprese, senza grandi risultati, con Manila. In verità nel ’96 si è arrivati alla creazione di una regione autonoma musulmana nel sud del paese, ma le successive richieste di allargamento della regione e di maggior autonomia locale non hanno avuto riscontri. L’ultima speranza di un accordo che portasse a concessioni in senso federalista alla regione musulmana si è spenta lo scorso agosto, quando una sentenza della Corte suprema ha mandato all’aria un negoziato durato anni. Da allora sono ripresi gli scontri: i vari gruppi e sottogruppi indipendentisti hanno riabbracciato le armi e la presidente Gloria Arroyo ha scelto le maniere forti, mandando al sud l’esercito che con bombardamenti e operazioni di terra hanno messo in ginocchio buona parte della popolazione, portando almeno 500mila civili sull’orlo della crisi umanitaria.


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