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CECENIA, LA GUERRA è FINITA? 18/4/09

Per il Cremlino la guerra in Cecenia è ufficialmente finita. Dalla mezzanotte di ieri, quando il Nak (Comitato Nazionale antiterrorismo) russo ha dichiarato cessate le “Operazioni speciali antiterrorismo” (Kto) nella repubblica caucasica. A 10 anni da quel 23 settembre 1999, inizio della seconda “campagna” cecena. Chi lo ha deciso e perchè?

Lucia Sgueglia

Sabato 18 Aprile 2009
MOSCA – Pacificata da Mosca dopo due guerre feroci e la “normalizzazione” imposta da Putin, o “ceduta” nelle mani di Ramzan Kadyrov in cambio della lealtà alla Russia? Quel che è certo è che per il Cremlino la guerra in Cecenia è ufficialmente finita. Dalla mezzanotte di ieri, quando il Nak (Comitato Nazionale antiterrorismo) russo ha dichiarato cessate le “Operazioni speciali antiterrorismo” (Kto) nella repubblica caucasica. A 10 anni da quel 23 settembre 1999, inizio della seconda “campagna” cecena.
A “suggerire” in anticipo la fine del regime speciale, prima ancora che il presidente Medvedev ne desse disposizione finale, era stato, il 25 marzo, lo stesso Kadyrov, 32 enne ex ribelle passato dalla parte di Mosca, accusato dalle ong di disprezzare i diritti umani. Suscitando il dispetto del Cremlino, che ha smentito per poi infine confermare. “Carta bianca per Kadyrov”, commentano i media russi, ultimo atto della “cecenizzazione” della Cecenia. Ricordando come il giovane leader si sia sbarazzato via via dei nemici, ultimo quel Sulim Yamadaev ucciso a Dubai il 28, per la cui morte Kadyrov ha negato responsabilità, per poi accusarlo subito dopo dell’omicidio del padre Akhmet, ex presidente ceceno ucciso nel 2004 da una bomba allo stadio di Grozny.
“Abbiamo aspettato a lungo questo giorno” ha detto ieri Kadyrov ricordando il tributo pagato dal proprio clan nel conflitto: 420 vittime. Festeggiamenti a carico del governo a Grozny, la città che in pochi anni, gli va riconosciuto, Kadyrov ha fatto risorgere dalle ceneri: da simbolo dell’apocalisse nel 2000, rasa al suolo per ordine di Putin, alla capitale ricostruita tra parchi e nuovi monumenti, inclusa un’enorme moschea. Tutto grazie ai fondi piovuti dal Cremlino. Certamente più stabile: ormai rari gli attentati dei ribelli separatisti, amnistiati da Kadyrov che li ha poi reintegrati nella polizia e nell’esercito. Un suo indubbio successo personale. Cesserà il coprifuoco per la gioia dei giovani in gran parte disoccupati e delle ragazze ora costrette a portare un velo “soft”, l’aeroporto potrebbe riaprirsi ai voli internazionali, e si spera, businessmen e turisti. Ma l’instabilità si è spostata nelle confinanti Inguscezia e Daghestan, teatro sempre più frequente di scontri tra federali e guerriglieri, con centinaia di vittime. Per le strade cecene intanto i simboli del potere russo sono spariti, sostituiti da bandiere e colori locali, vessilli islamici, gigantografie di Kadyrov figlio e padre.
Il ritiro riguarderà circa 20mila uomini del ministero dell’Interno russo – ma quelli dei servizi segreti, e i ceceni inquadrati nei reparti federali (forse altrettanti), spiegano da Grozny e Mosca, resteranno per difendere la repubblica dalle “minacce interne” con “operazioni più mirate e geograficamente limitate”.


Ieri su Il Messaggero



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