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Il nuovo blockbuster russo Taras Bulba di Vladimir Bortko, budget da 20 milioni di dollari, è uscito in 600 sale tra Russia e Ucraina il 2 aprile - 200esimo anniversario della nascita dell'autore Gogol. Riaccendendo la lotta tra Mosca e Kiev. Ma il vero bersaglio sono i polacchi...

Lucia Sgueglia

Mercoledi' 15 Aprile 2009
MOSCA – Saccheggiano, bestemmiano, fanno a botte davanti alle chiese, si ubriacano e non hanno pietà per i nemici: cattolici polacchi, musulmani tatari, ebrei. Ma tutto sommato sono genuini e simpatici, “rispettano la convenzione di Ginevra” come commenta ironica la stampa russa, e soprattutto, combattono per un ideale: la lealtà indefessa alla “terra russa” e alla “fede ortodossa”. Sono i cosacchi del Dniepr, Ucraina orientale, 16esimo secolo, così come li dipinse Nikolaj Gogol. E oggi, aggiungendoci un bel po' di sangue e scene truculente, li celebra un nuovo blockbuster “patriottico”. Taras Bulba del regista Vladimir Bortko, budget da 20 milioni di dollari e sostegno del ministero della cultura russo, cast misto russo-ucraino-polacco, è uscito in 600 sale tra Russia e Ucraina dal 2 aprile: giorno del 200esimo anniversario di Gogol (1809-1852). Riaccendendo la lotta tra Mosca e Kiev - dal gas alla cultura. A partire dalla nazionalità dello scrittore: nato in Ucraina quando era parte dell’impero russo, vissuto a Pietroburgo, scriveva in russo. Nel festeggiarlo, il presidente ucraino Yushchenko ha detto: “Un vero patriota devoto con anima e cuore all’Ucraina”, pur riconoscendolo autore universale. Putin da Mosca gli ha risposto: “un eccezionale scrittore russo”.
Ma è sul web e nell’accademia che infuria la polemica. Il regista Bortko e l'attore protagonista Bohdan Stupka (ottimo), entrambi ucraini, trattati da “traditori”. Nel Centro Culturale ucraino sul vecchio Arbat a Mosca, notano: “Il film segue la seconda versione del libro, del 1842. La prima (1835), celebrava un’epoca in cui ucraini e polacchi vivevano in pace. La guerra verrà un secolo dopo. Ma Gogol, dopo le critiche ricevute per le Anime Morte, volle far piacere agli zar”. E creò proprio con Taras Bulba l’idea messianica di “anima russa”, anche se all’epoca di Bulba la Russia non esisteva ancora e l’Ucraina era dominata dalla Polonia. Però oggi nella zona al di qua del Dniepr abitano gli ucraini russofoni, vicini a Mosca e anti-arancioni: forse il film è per loro, per ricordargli il proprio ruolo di baluardo? “Propaganda d’odio, per mettere contro gli amici polacchi e ucraini”, si legge nel forum www.polishworld.com. Il bersaglio infatti non sarebbe Kiev, ma Varsavia. O meglio, l’inclinazione occidentale ed europea dell’Ucraina. A farci la figura peggiore infatti sono i polacchi: nel film dispregiativamente “Lyachy”, dipinti come sanguinari macellai e spergiuri, accusati di atrocità contro i cristiani ortodossi. Taras non si fa scrupolo di uccidere il figlio Andrei, passato al nemico.
Tutto come nel testo di Gogol, si è difeso il regista alla "prima" a Mosca. Aggiungendo: “Non c’è Ucraina separata dalla Russia, siamo un unico popolo”. Prevedibile lo scorno della leadership arancione a Kiev. Da quelle parti, i cosacchi di Zaporozhie sono “Eroi della storia Ucraina”, come ricorda il sito cossacks.kiev.ua. E probabilmente parlavano ucraino. Evidentemente i russi sono a corto di eroi, scherza qualcuno, se li vanno a cercare nella storia altrui e in un personaggio così controverso. L'epopea dei selvaggi e indomiti cosacchi, portati dalla propria parte dagli zar per difendere ed estendere i confini dell'impero, a ogni costo. Mosca intanto denuncia la “contropropaganda” di Kiev: nella traduzione per le scuole ucraine (dove si legge la prima versione) del libro, il “carattere russo” è sparito, sostitutito con “carattere ucraino”.
Quando in una scena il nuovo capo cosacco, predecessore di Bulba, rifiuta per due volte sdegnoso lo scettro del potere per poi accettarlo la terza volta, una ragazzo seduto dietro di noi in sala commenta: “Fa come Putin". In un altra compare una bandiera molto simile a quella americana tra le fila dei polacchi: ecco contro chi combattono i russi! nota ironica una critica moscovita. Il film ai botteghini ha incassato 238,7 milioni di rubli nel primo week end.Il quotidiano russo Nezavisimaja Gazeta fa notare però che non è davvero fedele al testo di Gogol: edulcorato, soprattutto, sullo schermo, il carattere brutale e ultranazionalista dei cosacchi, esecutori di stragi e di pogrom per difendere l’autocrazia zarista. Selvaggi, di etnia mista, russi o ucraini come Bulba: non proprio adatto a diventare eroe della Russia di oggi, in effetti. Ma Vladimir Putin non deve pensarla così, se nell’aprile 2005 – dopo la riabilitazione dei cosacchi nel 1992 come “vittime dello stalinismo”, quando erano stati puniti per aver collaborato coi nazisti – ha firmato una legge per reintegrarli nell’esercito. "Presto verrà un grande zar ", grida il protagonista nel finale prima di essere arso vivo dai polacchi.

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