Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


BOSTON, I DUE FRATELLI CECENI, SRADICATI FIGLI DELLA DIASPORA 19/4/2013

MOSCA 20 ANNI DOPO: DALLE BARRICATE AI BLOG 10/10/11

Loulan Beauty - VIAGGIO NELL'ASIA DI MEZZO 15/12/10

SMOLENSK, MUORE LECH KACZINSKY

KIRGHIZISTAN: BAKIEV RESISTE NEL SUD, OPPOSIZIONE VOLA A MOSCA

KIRGHIZISTAN, BAKIEV: NON ME NE VADO, PARLIAMONE. OTUNBAIEVA RIFIUTA

ZHANNET LA KAMIKAZE DI MOSCA 3-4-10

CAUCASO E TERRORISMO, NON PIU SOLO "PISTA CECENA"

ATTENTATI MOSCA, VOCI DALLA LUBYANKA

STRAGE A MOSCA, TORNA IL TERRORE NEL METRO

START 2, FIRMA VICINA 25-3-10

RUSSIA IN PIAZZA, GIORNO DELL'IRA CONTRO PUTIN 21-3-10

CRISI MEDIORIENTE, A MOSCA IL QUARTETTO CONTRO NETANYAHU 20-3-10

RUSSIA. VOTO REGIONALE: QUALCOSA SI MUOVE? 16-3-10

KIRGHIZISTAN, RIVOLUZIONE ANTI-TULIPANI

CINEMA RUSSO, MIKHALKOV TORNA ZAR 13/4/09

Perplessità – anzi preoccupazione - sull’esito della vicenda viene dalla stampa d’opposizione e non. Lettura condivisa: la fine fatta dai “dissidenti” di Khutsiev è emblema della Russia contemporanea.

0 0
MOSCA – Controrivoluzione nel cinema russo. Nikita Mikhalkov riconquista la presidenza dell’Unione dei Cineasti (Sojuz Kinematografistov) soffiatagli a dicembre da Marlen Khutsiev nel “congresso dei rivoltosi”. O è meglio chiamarli “dissidenti”? Se lo chiede la stampa russa nel commentare l’esito dello scandalo che da mesi occupa le prime pagine. Rendendo chiaro che ormai non si parla più solo di cinema.
Riassumiamo. Dopo aver fatto invalidare da un tribunale la seduta di dicembre, il 30 marzo il regista premio Oscar ha convocato una seduta straordinaria della SK. Non nella sede storica Dom Kino, ma nel complesso Gostinny Dvor, a pochi passi dal Cremlino, teatro abituale delle convention di Russia Unita, il partito al potere. Ove spesso lo stesso Mikhalkov siede in prima fila. Il 30 son accorsi delegati dalla provincia, le vecchie star del cinema sovietico (reduci, pare, da un colloquio preliminare al ristorante glamour Vanil), e P. Astakhov l’ideatore dei gruppi Per Putin. Quell’ex presidente ora premier cui, secondo i suoi avversari, Mikhalkov è troppo vicino. Lo dimostra quella lettera firmata nel 2007 perché l’ex zar restasse al Cremlino, in barba alla costituzione.
Dal palco M. fa valere le proprie ragioni contro i “putchisti”: “A voi decidere dov’è la verità. Ma prima ascoltatemi”. Due ore di accalorato discorso in cui sfoggia tutto il suo, enorme, carisma. 1932 dicono sì alla restaurazione (tra loro il regista Loungin, il direttore di Mosfilm Shahnazarov, l’attore Khabensky), 171 votano no, 88 si astengono. Per Khutsiev 309 voti, 132 astenuti. Ma se il congresso di dicembre era stato annullato per irregolarità, fa notare il pur ingessato quotidiano Kommersant, neppure stavolta il quorum è raggiunto: “Partecipano al voto in 2191, meno del 50%” (la Sojuz conta 5mila membri). Perplessità – anzi preoccupazione - sull’esito della vicenda viene dalla stampa d’opposizione e non. Lettura condivisa: la fine fatta dai “dissidenti” di Khutsiev è emblema della Russia contemporanea.
L’assemblea ha votato infatti anche per cacciare dall’Unione Khutsiev e Viktor Matizen, capo della Gilda dei cinecritici e del fronte anti Mikhalkov (con i registi Aleksej German, A. Sokurov, J. Norshtein, E. Rjazanov). I due faranno ricorso al tribunale statale di Mosca, contro la stessa seduta che ritengono indetta illegalmente: “Le regole devono valere per tutti”. Ma i commentatori puntano l’attenzione soprattutto sui toni del discorso dell’autore del Barbiere di Siberia. Affrontando il nodo della gestione dei fondi e del patrimonio immobiliare della Sojuz, per cui è sotto accusa, ha annunciato di volerne affidare la gestione a una società privata di management; ma avrebbe evitato le domande più spinose. Rivoltandole contro gli avversari: «Io non sono uno spia americana chiamata Matizen», avrebbe detto insinuando di un conto in banca a New York da cui gli oppositori avrebbero tratto risorse contro di lui, “nel tentativo di portare in Russia la dittatura liberal-atlantica”. Non dice “Europa” né “Occidente”, scrive la Nezavisimaja Gazeta parlando di “una gan gala orchestrato da un unico mattatore”, ma il significato sarebbe chiaro: l’agenda è quella del Cremlino. Lo stesso quotidiano apre con un titolo eloquente: Nell’Unione dei Cineasti, a quanto pare, han trovato dei nemici del Popolo. Ecco il punto che inquieta, ripreso anche da Novaja Gazeta, il giornale di Anna Politkovskaja. Che racconta della “lista nera” che M. al congresso ha informato di aver pronta. Include 30 cognomi: “Non lavorerò mai più con le persone che hanno preso parte al congresso di dicembre”. “Ma a dicembre gli han votato contro in 800 - ricorda il documentarista Vitalj Manskyj, - e costoro hanno il diritto di vedere la propria opinione rappresentata”. Molti di quegli 800 il 30 non si sono presentati al congresso, per protesta. “È molto pericoloso giocare con queste cose – conclude la Nezavisimaja equiparando Mikhalkov a Boris Godunov, - tenendo presente l'esperienza del nostro paese, non incruenta. È difficile amare i dissidenti, ma necessario. Qualcosa di simile disse Leo Tolstoi sugli ebrei”.
Gli sconfitti si leccano le ferite, ma non mollano. E sperano nel presidente Medvedev. A febbraio gli han spedito una lettera aperta notando che “Negli ultimi 10 anni l’Unione non ha adempiuto ai suoi obblighi principali verso i cineasti, l’industria nazionale del cinema e la cultura del paese”. Perché N. M. occupa troppi altri posti (direttore del Festival del Cinema di Mosca, membro del Fondo per la Cultura) e “ha mostrato inefficienza nel gestire la nostra pubblica organizzazione”. Pensando più alle pensioni per i registi sovietici che allo sviluppo del settore. “La lista di errori e mosse ambigue è così ampia che ha perso la fiducia della maggioranza dei membri”. Sul web si diffonde intanto l’articolo “censurato” di Danil Dondurei, direttore della rivista Iskusstvo Kino. Commissionato dal quotidiano filogovernativo Rossiskaja Gazeta, che poi non l’ha pubblicato. “La verticale del potere conquista il cinema russo” è l’avvio. Memorie del congresso SK nel 1986, quando in perestrojka i film-maker dissidenti condannarono la censura chiedendo più libertà artistica. Per Dondurei già prima del “Congresso dei vincitori”, Mikhalkov “non ha fatto mistero di voler controllare l’industria del cinema russo, aver l’ultima parola sui film da produrre o no. Per lui gli interessi dello stato e le aspirazioni imperiali russe sono sempre state più importanti del rispetto dei diritti umani o della libertà di parola”.
Al congresso del 30 qualcuno ha provato a proporre un compromesso. La pace di Brest non ci serve! Questa è guerra civile!! Pare abbia risposto qualcuno dalla platea.

La storia
L’idea di creare un’Unione dei Cineasti venne per la prima volta al leggendario regista russo Ivan Pyryev, e risale agli anni Quaranta. Era l’epoca in cui ogni genere di sindacati creativi e professionali stavano spuntando come funghi in tutta l’Unione Sovietica. Nel 1932, una sindacato pan-russo del Teatro fu creato così come le mitiche Sojuz degi Architetti, dei Compositori e degli Scrittori. La Sojuz Kinematografistov tenne la sua prima seduta nel 1965. Le sue attività sono dirette a proteggere gli interessi sociali e professionali dei suoi membri. Nikita Mikhalkov fu eletto alla sua guida nel 1998. Negli ultimi anni ha trasferito alcune competenze della SK alle Accademie, moltiplicatesi di numero. Nell’ottobre 2008 il premier Putin ha avanzato la proposta di creare all’interno del governo un Consiglio per lo sviluppo del settore cinematografico, promettendo fondi per 4,3 miliardi di rubli dal 2010, ha detto, “Per sostenere i film, la formazione di valori appropriati all’interesse della società russa e agli obiettivi strategici dello sviluppo del paese”. Nel corso di quella riunione alla sua destra sedeva Mikhalkov.


Apparso ieri su Il Manifesto



Powered by Amisnet.org