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Reportage da Zvezdny Gorodok, il leggendario centro di preparazione dove si allenarono Juri Gagarin e i cosmonauti sovietici. Un tempo segreto e invisibile sulle mappe, oggi pronto ad acccogliere gli astronauti americani transfughi dalla Nasa dopo il default dello shuttle. Tra poco, per volare sulla Stazione Internazionale Orbitante tutto il mondo dovrà salpare da qui (foto di L. Sgueglia: nella piscina, prove di compressione per il modulo russo della ISS)

Lucia Sgueglia

Sabato 11 Aprile 2009
Zvezdny Gorodok – "Partiamo!" Quell’incitamento pronunciato a pochi minuti dal primo volo umano nello spazio da Juri Gagarin, sta impresso nel marmo della hall of fame della Città delle Stelle dove l'unico eroe sovietico che non ha perso un grammo di smalto nella Russia di oggi, si allenò prima del lancio. Un vecchio guardiano ricorda sorridendo anche quella battuta, poco gradita al Partito: “Non sono stato il primo uomo nello spazio, ma l’ultimo cane”. Ma oggi nel leggendario centro di addestramento dei cosmonauti sovietici, 32 km a nordest di Mosca, non c’è tempo per la nostalgia.
Dopo la crisi nei ‘90, il baricentro della conquista dello spazio sta per spostarsi di nuovo qui. Negli hangar in mattoni che un tempo furono fortezza chiusa, invisibile sulle mappe. Era guerra fredda, la gara ad arrivar prima degli Usa nella corsa al cielo. Gagarin e Armstrong. Oggi è la Nasa a dover chiedere un passaggio sulla Sojuz russa, per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale (Iss, Mks in russo). Dopo i default recenti degli Shuttle, l’agenzia Usa chiuderà il programma di voli spaziali dal 2010 al 2015, finché non sarà pronta la nuova generazione di navicelle, Constellation. Nei prossimi 5 anni, gli astronauti americani - e quelli di tutto il mondo - potranno arrivare sulla Iss solo via Star City. Pagando il biglietto: 141 milioni di dollari, con il contratto firmato a dicembre tra Nasa e Roskosmos, l’agenzia spaziale russa. Un idea di George Bush per risparmiare, che Obama pare assecondare in tempi di crisi.
La Russia diverrà monopolista dei viaggi spaziali. Cina permettendo. I preparativi sono già iniziati. Nella piscina profonda 19 metri sommozzatori si affaccendano intorno al facsimile del “segmento” russo della Iss: ”Con ogni immersione possono perdere fino a 4 chili” spiega Marina, la guida. In un'altra sala, 3 del team sostitutivo – russo, olandese e canadese - accucciati nella simil-Sojuz provano i sistemi di telecomunicazione, sotto la guida dell’istruttore Dmitri Bondarenko: “Con gli americani collaboriamo dall’inizio degli anni 90, ormai abbiamo ottimi rapporti, le famiglie si frequentano”. Parlano tutti russo: non puoi lavorare qui senza saperlo. Attualmente a Zvezdny Gorodok vivono 15 stranieri e 43 russi in attesa di essere lanciati in orbita. Hanno scuole, asili, banche, uffici postali, cinema, ferrovia.
Un idillio la convivenza? Non proprio a sentire Gennadj Padalka, veterano dello spazio e prossimo comandante della Iss. Qualche giorno fa prima di partire, dal cosmodromo kazako di Baikonur, ha denunciato: “Lassù l’atmosfera è peggiorata dal 2003, da quando i viaggi si pagano” raccontando di dinieghi e scaramucce degli Usa verso la Russia per lo scambio di cibo e l’utilizzo di facilities appartenenti ai moduli di diverse nazioni, ma in teoria comuni. E ha aggiunto: “il segmento russo è indietro di anni per tecnologia sugli altri”. “Nel cosmo la politica non esiste”, smentisce Juri Lonchakov. “Quello che decidono a terra per noi non conta. Lì siamo tutti una famiglia, usiamo il buon senso. Se da noi la toilette è occupata posso farla dal mio amico Juri”, conferma in ottimo russo con accento yankee Michael Fink. I due sono appena tornati da 6 mesi sulla Iss. Per la Sojuz era il 19esimo volo in 40 anni di vita. Con loro c’era il milionario Charles Simony, turista dello spazio: 10 giorni per 30 milioni di dollari, il suo sogno realizzato.
La crisi economica? “Per ora non si avverte” dice un tecnico. A fine marzo qui è stato avviato anche il megaprogetto internazionale Mars 500, il più lungo esperimento di simulazione di viaggio spaziale nella storia. E ora Roskosmos ha il diritto di farsi finanziare al 30% da privati. "Ma il budget per la Difesa è calato di molto nel 2009, e ancora non è chiaro quale sarà l'impatto sul settore spaziale".

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