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MOLDOVA IN FIAMME, CENERENTOLA D'EUROPA 9/4/09

Sono giovani, anche se han dietro l’opposizione politica al presidente "comunista" Voronin, e chiedono l’impossibile: una Moldova europea e riunita alla sorella Romania, che parla la stessa lingua ma dal 2007 si trova al di là di un muro invalicabile, quello dell’Unione. La crisi infiamma la già povera Moldova, cenerentola d'Europa, illuminandone le schizofrenie: una classe politica mai rinnovatasi dopo l'Urss ma che ha volto le spalle a Mosca, l'enigma Transnistria che alla Russia vorrebbe tornare. Non fatevi ingannare dalle apparenze: non è la solita rivoluzione "colorata" anti-Mosca.

Lucia Sgueglia

Giovedi' 9 Aprile 2009
MOSCA - Sono giovani, anche se han dietro un’opposizione politica attenta a cogliere il momento favorevole, e chiedono l’impossibile: una Moldova europea e riunita alla sorella Romania, che parla la stessa lingua ed è appiccicata al confine, ma dal 2007 si trova al di là di un muro invalicabile, quello dell’Unione. Che presto, con Schengen, diverrà d’acciaio. Da ieri, è rivolta per le strade della piccola repubblica ex sovietica, rimasta schiacciata tra l’Europa allargata a est e la zona d’influenza di Mosca. Il paese più povero d’Europa, un quarto dei suoi 4 milioni di abitanti all’estero per guadagnarsi il pane, tanti in Italia, ora bastonato dalla crisi economica. In 15mila studenti in piazza nella capitale Chisinau, tra palazzi decò, residui sovietici e mercati contadini, han dato l’assalto ai palazzi del potere, presidenza e parlamento. Incendi, saccheggi, vetri infranti, documenti ufficiali e mobilia che volano giù dalle finestre, 60 feriti negli scontri con la polizia. E purtroppo c’è una vittima: una ragazza soffocata dal fumo dell’incendio. Protestano contro il risultato delle elezioni politiche di domenica, che hanno confermato ancora una volta i Comunisti del presidente Voronin (50% dei voti secondo prospezioni provvisorie): una classe politica mai rinnovatasi dopo l’Unione sovietica. “Hanno vinto coi brogli”, denuncia Vlad Filat leader del partito liberaldemocratico; chiede di ricontare i voti, e le dimissioni di Voronin il cui ultimo mandato scade a giugno.
Somiglia a una nuova rivoluzione colorata contro Mosca, ma la realtà è più complessa, nella “schizofrenica” Moldavia in balia della geografia. Che degli investimenti e dell’energia di Mosca ha assoluto bisogno. Tanto che nell’ultimo voto del 2005 anche gli oppositori accettarono l’appoggio russo. Dall’altra parte sta un partito “comunista” atipico: Voronin ha voltato le spalle ai russi, almeno a parole, si professa pro europeo e guarda a Bruxelles con speranza, tende la mano alla Nato, della quale la Moldavia è partner. Ma deve lottare contro una spina nel fianco che si chiama Transnistria: la piccola provincia orientale al di là del ponte sul fiume Dnestr, che vuole tornare a far parte della Russia. “Stato fantasma” dalla guerra civile del 1992 si è autoproclamato indipendente, chiede visti d’ingresso agli “esterni” e nella capitale Tiraspol ostenta simboli e lingua dell’Urss, e detiene l’80% degli impianti industriali del paese. È l’intralcio maggiore sulla strada verso l’Europa. Mosca vi mantiene 1200 “peacekeepers” e si dice vi prosperino traffici di armi, droga, esseri umani complici gli incerti confini.
 Intanto a Chisinau si sono riversati i soldi di US-Aid e Mister Soros, a ricordare quanto sia strategico questo fazzoletto di terra incastrato tra Ue e area d’influenza russa. Difficile equilibrismo per Vladimir Voronin. Che ora accusa forze oscure di voler «destabilizzare» la repubblica: le elezioni dice sono un pretesto poiché «Non ci sono ancora i risultati definitivi ufficiali”, ricordando il giudizio positivo dell’Osce sul voto. Un suo compagno di partito parla di «tentativo di colpo di stato». Mosca per ora si allinea, anche per lei tra I manifestanti ci sono “provocatori”. L’Europa con Solana “preoccupata” invita alla calma, ma per ora non interviene.

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