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Benvenuti a Kaliningrad, l'ex Könisberg, città dai molti soprannomi, tanti quante le sue vite: avamposto militare Urss, città “chiusa” simbolo della Cortina di ferro, poi terra di confine, finestra russa sull’Occidente

dall'inviata

Lucia Sgueglia

Sabato 4 Aprile 2009
Kaliningrad - Se plani sull’“isola Kaliningrad” arrivando in volo da Mosca, dopo aver superato il “mare” dell’Unione europea, lei ti sbatte subito in faccia tutta la sua ambiguità. Niente dogane, sventola bandiera russa, ma più sorrisi ed efficienza. “Benvenuti” una ragazza allunga un depliant con una foto in bianco e nero: è l’antica Könisberg, morta 60 anni fa per far posto alla città sovietica. Pubblicizza il nuovo hotel Kaiserhof, in russo e tedesco: “è per i turisti, e i businessmen”, dice senza scomporsi. Bmw, Volvo, Sweden Bank, Kia, Nestlé, Ikea, Caterpillar, Gillette, Philipp Morris - si legge sui minibus in attesa. È questa la “Hong Kong del Baltico?” L’exclave di Mosca in terra europea ponte verso ovest, e cavallo di Troia verso est per il business europeo? Di soprannomi Kaliningrad se n’è vista affibbiare tanti, quante le sue vite: avamposto militare Urss, città “chiusa” simbolo della Cortina di ferro, poi terra di confine, finestra russa sull’Occidente. Infine, contro ogni previsione, piccolo miracolo economico, col pil a +10% negli ultimi tre anni. “Mah, qui siam sempre seduti su un vulcano, a seguire i capricci di storia e geografia” dice Valentina, figlia di veterani di guerra arrivati qui, come tutti, dopo il 1945. Gli abitanti di Kaliningrad non superano la seconda generazione. Lavora ai cantieri navali militari statali Jantar: “Ora, con la crisi, le commesse da Mosca sono calate un bel po’”. Non solo quelle. Nell’aeroporto si costruisce il nuovo terminal, che vuol far concorrenza a Mosca come hub di transito internazionale. Ma KD Avia, la compagnia locale nata del 2005 e fiore all’occhiello del boom recente coi suoi voli per Roma, Barcellona, Tel Aviv, ha appena dichiarato bancarotta. “Una macchinazione di Mosca per accaparrarsi un buon business” sussurra qualcuno, la diffidenza per il potere centrale tipica dei locali: “da là arrivano solo diktat”.
In città, si respira aria d’Europa. Le strade si chiamano Ottobre, Gagarin, Proletaria. Ma col capitalismo, anche il passato “tedesco” riaffiora dal doppiofondo, facendo dimenticare il relitto del Palazzo dei Soviet mai abitato, “il mostro”. In piazza della Vittoria, ex piazza Hitler, Lenin non c’è più: la statua è stata rimossa nel 2005, per far posto alla nuova cattedrale ortodossa. Di fronte sta l’immenso centro commerciale Europa con le sue boutique di lusso e la gelateria italiana, guardato a vista dal monumento alla Madre Patria del 1946. Nel 2005 il Comune ha festeggiato in gran pompa il 750° della città - Könisberg, ovvio. Giovani volontari riparano le fortificazioni teutoniche, l’elegante cinema Zarja anni ’30 perfettamente restaurato ospita il festival scandinavo, nel ristorante accanto arredi d’epoca hitleriana, il caffè glamour è opera dei designer. I vecchi storcono il naso, il ricordo della guerra è una ferita aperta. “Ma qui tutto ciò che è rimasto di bello è “ex”, straniero, non nostro, soffriamo di questo complesso” dice Alexander, 30 anni, avvocato. Sull’isolotto nel fiume l’immensa cattedrale luterana restaurata dai tedeschi fa ombra alla tomba di Immanuel Kant, nato qui. “Ma pochi hanno letto la Critica della ragion pura, in questo Absurdistan” scherza Alex. Sfrecciano Bmw Mercedes e Audi, la nuova classe media e gli oligarchi locali ai grattacieli “moscoviti” preferiscono villini nuovi in stile “tedesco”, o le dimore eclettiche della città giardino anni ‘20 dove abitò Göring, il decò di via Thälmann. Sulla costa, a Svetlogorsk, comprano chalet svizzeri in via Lenin, dietro al 5stelle Grand Palace frequentato da Putin: la moglie Ljudmila è nata qui.
Russia o non Russia? “Che bella insalata, eh? Tra noi la chiamiamo König, o scherzando Königskant” fa Alex. Quel nome odioso che ricorda il compare di Stalin, responsabile dell’eccidio di Katyn che qui non mise mai piede, il governo non vuol cambiarlo. Le ragazze vestono all’europea, tacchi bassi, make up sobri. “Siamo russi per lingua, politica e feste comandate. Ma viviamo nel bel mezzo dell’Europa, ci sentiamo europei. Berlino dista 600 km, Mosca il doppio”. Dopo l’Urss Kaliningrad si sente abbandonata, tra povertà, aids e contrabbando (auto straniere, droga, alcool e sigarette). “Ma per noi giovani era la libertà. Potevamo andare in spiaggia a Klaipeda, ai concerti rock a Varsavia senza bisogno di visti, in autostrada è un attimo. Privilegiati. Poi ci siam visti tirar su un muro davanti agli occhi in una notte”. 2004: Polonia e Lituania che circondano l’enclave entrano nella Nato e nella Ue. Schengen rischia di fare di Kaliningrad una prigione. Bruxelles concede facilitazioni di movimento ai kaliningradesi, però i vicini impongono code estenuanti alle frontiere. I traffici illeciti proseguono. “Ma oggi con la crisi il flusso si sta invertendo: di là pane, carne e latte costano meno che da noi” - è preoccupato Daro, in fila da ore a Bagrationovsk, varco per la Polonia. Viene da Chernikhovsk, l’est depresso della regione. Le “tigri” dell’Est affondano nel deficit, “e noi rischiamo di diventare una nave alla deriva, così dipendenti dall’esterno”.
Il porto internazionale di Baltysk, unico in Russia che non gela mai, ha licenziato metà organico. “Al solito, dovremo cavarcela da soli” dice Dmitri, 45, capo di una media impresa di trasporti commerciali che lavora con Olanda, Norvegia e Germania. L’insofferenza per i lacciuoli imposti dal “centro” traspare: “Hong Kong? Possiamo diventarlo, laboratorio di convivenza con l’Europa. Ma il potere frena, teme il separatismo, che altre regioni ci imitino”. Mostra le foto del viaggio di famiglia in Italia: “I nostri figli non sono mai stati a Mosca. Che Russia è?”. Gli Iskander che Medvedev voleva piazzare qui? “L’abbiam scampata bella, già vedevamo gli stranieri scappare a gambe levate”.
Mamma Mosca promette aiuto. Una centrale nucleare entro il 2014, quella a gas Tez venderà energia ai Baltici; gioco d’azzardo libero. La Zona Economica Speciale creata nel 1996 concede ampi sgravi fiscali e doganali agli investitori. “Ma mancano garanzie per il capitale, la corruzione impera. In Germania la legge è legge, qui no” chiosa Alex tradendo invidia per il rigore nordico. “Sai che Kant arrivò tardi al suo matrimonio e poi non si sposò mai più… forse è il nostro destino”. Quando comincia il futuro, nella città di K.?




LA STORIA
Fino al 1946 esiste solo Könisberg. Fondata dai cavalieri teutonici nel 1255, poi capitale della Prussia Orientale, separata dalla Germania di Weimar col “corridoio polacco”, provincia nazista. Nel 1944 la Royal Air Force la bombarda a tappeto; i sovietici vincitori la ribattezzano Kaliningrad, la ripopola con veterani da tutta l’Urss. Nel 1948 i tedeschi vengono cacciati o deportati. Fino al 1991 è enclave militarizzata, sede strategica della Flotta baltica. Negli anni 90, cresce la voglia d’indipendenza; corre voce che Eltsin voglia rivendere l’oblast alla Germania. Putin ristabilisce il controllo sulla regione. Restano desideri d’autonomia e il sogno di una Kaliningrad “regione d’Europa”, ma l’opposizione che la promuove ha vita dura. Scemato il “turismo della nostalgia” degli ex abitanti tedeschi, oggi si punta su cultura e natura: spiagge incontaminate, villaggi fermi al 1944, le dune di Curon patrimonio Unesco, vita notturna e artistica vivacissima.


Il reportage è apparso su "Io Donna" ed è leggibile anche sul sito del "Corriere della Sera



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