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Sergej Protazanov dava voce a chi vuol salvare la foresta di Khimki dalle ruspe. Lavorava come tipografo-impaginatore al quotidiano locale Consenso Civile. È morto ieri dopo che nella notte di domenica due sconosciuti lo hanno percosso brutalmente. È andata meglio a Lev Ponomariov, dimesso ieri dall’ospedale. Lottava contro gli abusi sui diritti umani, criticava il potere: lunedì sera due ignoti gli han chiesto una sigaretta, per poi picchiarlo e rubargli i cellulari. Una vendetta, la famiglia ne è convinta.

Lucia Sgueglia

Giovedi' 2 Aprile 2009
MOSCA – Chi difende il bosco muore? È l’ecologia, forse, la vera nuova frontiera della battaglia tra società civile russa e potere, nella Russia di oggi. Lontano, anche, dalle alte sfere del Cremlino. Khimki, periferia nord di Mosca: là dove un tempo c’era un distesa verde, oggi si allungano grattacieli e capannoni di Ikea. Così il bosco cittadino rimasto intatto è divenuto un simbolo della lotta dei cittadini in difesa dell’ambiente contro i soprusi delle autorità locali. Che ieri ha fatto una vittima. Proprio mentre all’altro capo della città un difensore dei diritti umani cadeva vittima di violenze. Due aggressioni in due giorni, due attacchi, probabilmente, contro la libertà di parola.
Sergej Protazanov dava voce a chi vuol salvare la foresta di Khimki dalle ruspe. Lavorava come tipografo-impaginatore al quotidiano locale Consenso Civile. È morto ieri dopo che nella notte di domenica due sconosciuti lo hanno percosso brutalmente. L’ospedale lo aveva dimesso, è spirato a casa nelle braccia della moglie. Sempre a Khimki a metà novembre Mikhail Beketov, direttore di un foglio d’opposizione che si chiama Verità, è stato brutalmente pestato. Denunciava le mire degli speculatori locali, in accordo col sindaco, per tagliare il polmone verde e far posto alla nuova autostrada Mosca-Pietroburgo, un enorme appalto. È tuttora in ospedale, dopo il coma e l’amputazione di una gamba, continua a ricevere minacce. Protazanov, per amici e colleghi è stato colpito per il suo lavoro: il piccolo foglio, in redazione solo 4-5 persone (la pubblicazione è stata sospesa), stava per pubblicare un’inchiesta sui brogli nelle elezioni del primo marzo. Quelle rivinte dal sindaco “amico dei palazzinari” contro la concorrente, Evgenja Chirikova: una semplice madre di famiglia, divenuta attivista del Movimento per la Difesa del bosco di Khimki, nato dalla mobilitazione spontanea dei locali intorno al caso, con marce e sit in fin nel centro di Mosca. Ma secondo le autorità locali Protazanov si è intossicato con una dose eccessiva di farmaci. Un'altra pubblicazione dell'opposizione, Forum Civico, ha chiuso dopo il pestaggio del direttore.
È andata meglio a Lev Ponomariov, dimesso ieri dall’ospedale. Lottava contro gli abusi sui diritti umani, criticava il potere: lunedì sera due ignoti gli han chiesto una sigaretta, per poi picchiarlo e rubargli i cellulari. Una vendetta, la famiglia ne è convinta.
Qualche giorno fa il presidente Medvedev ha ammesso il problema, sulle aggressioni ai giornalisti: «Non credo si tratti in tutti i casi di omicidi politici. Ma in alcuni casi potrebbe esserci stata una vendetta, ne sono assolutamente sicuro».

Oggi sul Il Messaggero



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