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UN ELICOTTERO PER DELHI 31/3/09

Agusta e tata produrranno in India l’elicottero militare AW 119. La realtà di un colosso asiatico che non rinuncia alla corsa e alla produzione di armamenti

nell'immagine: Giuseppe Orsi e Ratan Tata, rispettivamente a.d. di AgustaWestland e presidente di Tata Sons

Luciano Bertozzi

Martedi' 31 Marzo 2009

AgustaWestland (gruppo Finmeccanica) ha firmato un’intesa con l’indiana Tata che fa capo alla multinazionale di Mumbai Tata Sons per produrre nel paese asiatico l’elicottero militare AW 119. A partire dal 2011 la fabbrica sarà in grado di costruire 30 velivoli l’anno. In ballo c’è un’importante commessa delle forze armate di New Delhi per ben 197 velivoli, che dovrebbe essere assegnata quest’estate. La nuova società sarà partecipata al 26% da Agusta, (la legge indiana non consente una percentuale maggiore) ed al 76% da Tata.
“Realizzare una linea di assemblaggio in india per l’AW 119 ci consentirà – ha affermato Giusepe Orsi di Agusta – di andare incontro alla crescente domanda mondiale per moderni elicotteri monorotore ed allo stesso tempo espandere la nostra presenza in India, dove vediamo grandi opportunità di business”.
Del resto il colosso asiatico è uno dei principali clienti dell’industria mondiale delle armi. Nel periodo 2000-2008 ha speso - secondo il SIPRI, il prestigioso istituto di ricerche sulla pace svedese- ben 13 miliardi di dollari a prezzi costanti (depurati, cioè dall’inflazione). Con tale livello New Delhi si colloca al secondo posto mondiale della classifica degli importatori.
Mentre la crisi economica ha costretto alcuni Paesi a ridurre il flusso finanziario per gli eserciti, ad esempio la Russia, l’India non intende recedere dai suoi programmi ambiziosi di ammodernamento, New Delhi intende destinare il 2,5% del PIL per i militari ed assegnerà contratti per 30 miliardi di dollari. Da evidenziare che la spesa militare indiana ha superato i 21 miliardi di dollari ed ha avuto un cospicuo aumento nel 2007-2008 rispetto al 2006(+12%)
Le aziende di Finmeccanica sono impegnate su diversi fronti: dall’aereo Eurofighter in lizza per una commessa di 126 velivoli da combattimento per un importo da 11 miliardi di dollari, alla gara per la fornitura di 16 elicotteri NH 90 alla Marina. Inoltre velivoli da trasporto e sistemi di elettronica militare.
Tra le condizioni che il Governo indiano pone per assegnare le commesse miliardarie vi è quella di produrre localmente e che parte dei fondi siano investiti nel comparto industriale indiano.
Ma l'India non è solo il Paese che è da decenni in stato di tensione con il Pakistan per il controllo del Kashmir, è una potenza nucleare e non fornisce garanzie sull’uso finale delle armi. In passato New Delhi è finita sul banco degli accusati perché in procinto di vendere elicotteri, anche con componenti italiani, alla Birmania sottoposta ad embargo ONU. Tale circostanza, tuttavia è stata smentita dall’allora ministro degli esteri, D’Alema, a seguito delle rassicurazioni avute dalle autorità indiane.
In un contesto così negativo la legge italiana sul commercio delle armi (legge 185 del 1990) potrebbe vietare le esportazioni al Paese asiatico, ma così non è. Infatti New Delhi è uno dei principali clienti. Nel solo periodo 2005-2007 sono state consegnate armi, secondo i dati trasmessi dal Governo al Parlamento, per un valore di 110 milioni di euro e nuove autorizzazioni per oltre 130 milioni. Inoltre i due Paesi hanno stipulato un accordo per sviluppare la cooperazione proprio nel settore della difesa.



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