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UNA TRAPPOLA DI NOME KALASHNIKOV

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QUOTA 90, L'ITALIA TIENE GLI F-35 17/7/13

F-35, OGGI SI VOTA, PD SPACCATO 16/7/13

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RISCHIO CORRUZIONE NEL SETTORE DIFESA 30/1/13

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NUOVE ARMI: "AGENTI SEGRETI" INVISIBILI 12/5/10

IL GUINNESS DELLE ARMI 4/5/10

AFFAIRE JSF 30/3/09

Il velivolo più costoso della storia al vaglio delle Commissioni Difesa di Camera e Senato

Luciano Bertozzi

Lunedi' 30 Marzo 2009

Le Commissioni Difesa di Camera e Senato devono pronunciarsi nei prossimi giorni sull’acquisto di 131 aerei Joint Strike Fighter, il velivolo più costoso della storia e della connessa linea di assemblaggio di Cameri (Novara). Si tratta di un affare del valore complessivo di circa 14 miliardi di euro nel periodo 2009-2026, a fronte di ricadute occupazioni quasi insignificanti rispetto all’entità dell’investimento. Le aziende americane, inoltre si tengono stretti i segreti industriali, quindi anche il progresso tecnologico derivante dal programma è assai limitato.
L’aereo è un cacciabombardiere in grado di trasportare anche l’atomica, difficile da rilevare dai radar e dovrebbe sostituire i Tornado gli AMX.
Il progetto è sviluppato dalla statunitense Locheed Martin ed a livello italiano la più coinvolta è Alenia aeronautica del gruppo Finmeccanica. Al programma partecipano oltre agli Usa, Regno Unito, Italia, Olanda, Turchia, Canada Australia Norvegia e Danimarca.
Il costo è già lievitato da 245 a 275 miliardi di dollari, per un costo a velivolo di 50-70 milioni di dollari. Proprio le preoccupazioni per i conti pubblici hanno attirato l’attenzione della Corte dei Conti olandese, che ha rilevato l’aumento degli oneri dell’80% fra il 1996 ed il 2006.
In Italia invece, nessuno si è posto al momento problemi ed è presumibile che le citate Commissioni, non ostacoleranno i piani governativi. Secondo alcuni il rafforzamento dell’industria militare potrebbe essere un antidoto alla crisi, come se produrre arerei militari fosse come produrre lavatrici. Per altri è invece evidente che stanziare tali e tante risorse per la difesa significa sottrarre risorse ai settori veramente strategici, ad esempio alla scuola ed all’università, sottoposti a tagli draconiani, capaci di minarne la stessa esistenza.
Appare assurdo che su temi di così ampia rilevanza, che impongono profonde riflessioni sulla nostra politica estera, di difesa ed industriale, non ci sia alcun approfondito dibattito, se non quello che sta avvenendo nel chiuso delle aule parlamentari, senza nessun coinvolgimento degli enti locali, dei sindacati e della società civile. Soprattutto occorre pensare a cosa servano tanti aerei e per quali motivi.
La crisi invece potrebbe costituire la grande opportunità di cambiare il nostro modello di sviluppo in uno più ecocompatibile, favorendo i settori ad alta intensità di lavoro, ad esempio riconvertendo l’industria militare verso produzioni civili, come prevede una disposizione di legge, peraltro rimasta lettera morta.
Non solo, il Presidnte Obama, vista la diversa priorità rispetto a Bush, potrebbe tagliare i fondi per un programma così oneroso, come del resto ha già annunciato per gli elicotteri venduti dall’ Agusta alla Casa Bianca. Invece il nostro Governo procede come se il mondo non fosse di fronte alla svolta annunciata dall’elezione di Obama.
Ancor più preoccupante è che in presenza di una crisi che è solo agli inizi, si pensi di spendere una montagna di soldi per le armi invece che affrontare i problemi strutturali italiani. L’esclusione della Sinistra dal Parlamento sembra aver eliminato dall’agenda politica i problemi della pace e del disarmo.



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