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Sarà che il faccia a faccia con Barack Obama si avvicina, sarà che la crisi economica fa protestare i generali che si vedono tagliati i fondi, sarà il braccio di ferro col premier-predecessore Putin per il primo piano sulla scena. Fatto sta che Dmitrj Medvedev annuncia: un «riarmo su vasta scala» e un radicale «ammodernamento» delle Forze armate dal 2011. Giusto a due settimane dal primo incontro con Barack Obama: sarà il summit della riconciliazione, ma per Londra Mosca ha un obiettivo preciso... (foto: Kommersant)

Lucia Sgueglia

Mercoledi' 18 Marzo 2009
MOSCA – Sarà che il faccia a faccia con Barack Obama si avvicina, sarà che la crisi economica fa protestare i generali che si vedono tagliati i fondi, sarà il braccio di ferro col premier-predecessore Putin per il primo piano sulla scena. Fatto sta che ieri Dmitrj Medvedev ha deciso di dar fiato alle trombe. E protestare di nuovo contro l’aggressività dell’espansione Nato coi suoi «tentativi incessanti» di “allargare le proprie infrastrutture militari fino alle frontiere della Russia», che «costringe» Mosca a «prendere contromisure». Quali? Un «riarmo su vasta scala» e un radicale «ammodernamento» delle Forze armate dal 2011. Entrambe le cose non sono una novità, ma un po’ di pressing non guasta a due settimane dall’incontro col neopresidente Usa, il 2 aprile a Londra al G20. Dovrebbe essere, e probabilmente lo sarà, almeno nella forma, il “summit della riconciliazione”, dopo la brutta stagione dei rapporti Usa-Russia sotto Putin-Bush e viceversa, le aperture recenti da entrambe le parti.
Ma il Cremlino a Londra ha un obiettivo chiaro da raggiungere, così alza i toni. Davanti a una platea di generali, Medvedev annuncia una rivoluzione per esercito e marina. “Necessaria” perché le minacce sono ancora tutte in piedi, dai conflitti mondiali al terrorismo internazionale. Ma a bruciare, si sa, è la prospettiva di adesione alla Nato delle vicine Ucraina e Georgia, rinviata da Washington ma non esplicitamente accantonata. Come il progetto di scudo antimissile in Europa centrorientale: le buone intenzioni espresse da Biden e Clinton non soddisfano la Russia. In autunno il ministro della difesa russo Serzhukov - un uomo di Putin - ha reso pubblico il proprio piano di riforma radicale dell’esercito, che prevede grossi tagli, suscitando serio malumore tra gli alti comandi militari. Nel gioco di potere col premier, il presidente s’è schierato con questi ultimi. A suo avviso per le vetuste e appesantite forze armate russe ci vuole «una nuova fisionomia», un salto qualitativo. Priorità: “modernizzare l’arsenale nucleare strategico”. Ieri la Difesa ha annunciato che subito dopo la scadenza del trattato Start-1 con gli Usa per la riduzione delle armi nucleari (5 dicembre), verrà installata una divisione di missili balistici intercontinentali di ultima generazione Rs-24 a testate multiple. Gli Usa insomma sono avvertiti: se vogliono il rinnovo della firma sullo Start devono rinunciare pubblicamente ad Abm e allargamento Nato. Nelle stesse ore, una fonte interna faceva sapere che Mosca spera in una ripresa dei colloqui sullo Start proprio ad aprile.
La crisi intanto incombe anche sull’armata russa. I nuovi caccia di 5a generazione in produzione a Komsomolsk sull’Amur, col ventilato licenziamento degli operai, forse non vedranno mai la luce. Medvedev promette che il rinnovamento si farà «nonostante le difficoltà finanziarie», e invita a focalizzarsi più sulle armi nuove che riparare quelle vecchie. La guerra di Georgia, ammette, “ha rivelato tutte le nostre debolezze”. Serve migliorare l’addestramento, armi e tecnologie moderne: «su questo non possiamo risparmiare» chiosa nel gongolio dei generali. Annunciando che tra breve, il Consiglio per la Sicurezza Nazionale russo approverà il nuovo documento strategico per il periodo fino al 2020.

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