Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


GIANNI RUFINI A CAPO DI AI ITALIA 8/12/13

BUON CUORE E TRASPARENZA: IL CASO TELETHON 18/12/11

UCCISO A GAZA VITTORIO ARRIGONI 15/4/11

IL RITORNO E IL RACCONTO DI EMERGENCY 21/4/10

AFGHANISTAN, SOTTO TIRO LO SPAZIO UMANITARIO 14/4/10

HAITI E LA TENDENZA A MILITARIZZARE L’AIUTO UMANITARIO 14/4/10

EMERGENCY E IL PIANETA UMANITARIO 13/4/10

I TIGGI' E LE CRISI UMANITARIE: BLACK OUT MEDIATICO 12/3/09

PRONTI AD "AGIRE" 12/3/09

IL COMA PROFONDO DELLA CROCE ROSSA ITALIANA 28/11/08

IL BUIO TUNNEL DELLA CROCE ROSSA ITALIANA 25/10/08

BETANCOURT, CNN E ICRC, GIALLO IN COLOMBIA 17/6/08

SOMALIA/ESSERCI O ANDAR VIA? RIFLESSIONI DOPO IL SEQUESTRO 22/5/08

LA BIRMANIA E L'IMPERATIVO UMANITARIO 17/5/08

MSF, EMERGENZE POCO TELEGENICHE 13/03/08

I TIGGI' E LE CRISI UMANITARIE: BLACK OUT MEDIATICO 12/3/09




Il nuovo rapporto di Msf fornisce i numeri del silenzio intorno alle gravi crisi umanitarie in paesi come Iraq, Pakistan, Birmania, Etiopia. Che trovano spazio nei npstri tg solo in caso di eventi eccezionali come le grandi catastrofi naturali, gli attentati o le elezioni, sempre che il paese sia strategicamente importante nello scacchiere internazionale.

Junko Terao

Giovedi' 12 Marzo 2009


Che sui media italiani le notizie provenienti dal sud del mondo non trovino molto spazio non è una novità, ma quando la negligenza si traduce in cifre fa sempre un po' impressione. A far riflettere su una realtà già nota è il rapporto sulle crisi dimenticate pubblicato ieri da Medici Senza Frontiere che, insieme all'Osservatorio di Pavia sui mezzi di comunicazione, snocciola ogni anno i numeri del black out mediatico. Un dato su tutti, il calo costante delle notizie sulle crisi umanitarie, che dal 10% del totale del 2006 sono passate al 6% nel 2008. Un altro, la costante “italocentricità” dei telegiornali nostrani, per cui vale la regola che le notizie internazionali – fatta eccezione, ovviamente, per Usa e paesi Ue - guadagnano spazio se riguardano l'Italia o personaggi italiani. L'analisi rivela, in particolare, quanto spazio i telegiornali Rai e Mediaset hanno dedicato nel 2008 alle notizie sulle dieci crisi che Msf, dati alla mano, reputa le più gravi, e in quali occasioni fatti che riguardano lo Zimbabwe, il Nord del Kivu, il Pakistan, l'Iraq o la Birmania, tanto per citarne alcuni, sono stati promossi a eventi degni di spazio nella scaletta delle principali edizioni dei tg. Così scopriamo che, se nel corso dell'anno passato si è parlato di Iraq complessivamente ben 412 volte – nella top ten la crisi più seguita -, in realtà ben poco spazio è stato dedicato alle condizioni della popolazione civile colpita dal conflitto e bisognosa di assistenza, che Msf indica come l'aspetto in assoluto più critico. Dal Pakistan – incluso nella lista per l'aggravarsi degli scontri nella regione nord-occidentale – sono arrivate nei telegiornali italiani 185 notizie, ma quasi nessuna che riguardasse il nord-ovest e le migliaia di sfollati a causa dei combattimenti tra miliziani ed esercito o dei raid aerei americani: come succede nella maggior parte dei casi, solo gli appuntamenti elettorali o gli attentati hanno attirato l'attenzione, pur sempre fugace, dei nostri media. Le elezioni presidenziali del febbraio 2008 (38 servizi), le dimissioni di Musharraf (11) e l'assasinio di Benazir Bhutto (33) hanno occupato la maggior parte dello spazio dedicato al paese, insieme alla serie di attentati, tra cui spicca quello all'hotel Marriot (catena di proprietà americana) di Islamabad, dato che si trova in una zona della capitale ad alta presenza di occidentali. Quattro i servizi sulle conseguenze del terremoto che ha colpito il paese lo scorso novembre provocando 160 morti. E ancora, la metà delle notizie provenienti dalla Somalia, dove c'è stato un aggravarsi delle violenze, gli sfollati sono migliaia e il sistema sanitaro è al collasso, riguardava il rapimento di due volontari di una ong italiana. Lo stesso vale per il sequestro delle due suore italiane in Kenya. Per il resto, briciole. Se non coinvolgono connazionali o occidentali in genere, gli eventi che riguardano il sud del mondo giudicati “notiziabili” dalle nostre tv sono le grandi catastrofi naturali. Così gli italiani, dopo aver scoperto l'esistenza della Birmania in occasione delle proteste dei monaci nell'agosto 2007, hanno potuto saperne qualcosa di più quando sul paese si è abbattuto il ciclone Nargis: tempo un mese ed è calato di nuovo il silenzio. Delle condizioni in cui vive la popolazione, schiacciata dalla dittatura militare, poco importa. Ancor meno importa quel che succede in Etiopia, dove il conflitto tra i ribelli e le forze governative, insieme alla siccità, hanno messo in ginocchio i civili: sei notizie in tutto l'anno, mentre, ci dice il rapporto, Carla Bruni, orgoglio nazionale, ne ha meritate ben 208.


Oggi su il manifesto



Powered by Amisnet.org