Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


BOSTON, I DUE FRATELLI CECENI, SRADICATI FIGLI DELLA DIASPORA 19/4/2013

MOSCA 20 ANNI DOPO: DALLE BARRICATE AI BLOG 10/10/11

Loulan Beauty - VIAGGIO NELL'ASIA DI MEZZO 15/12/10

SMOLENSK, MUORE LECH KACZINSKY

KIRGHIZISTAN: BAKIEV RESISTE NEL SUD, OPPOSIZIONE VOLA A MOSCA

KIRGHIZISTAN, BAKIEV: NON ME NE VADO, PARLIAMONE. OTUNBAIEVA RIFIUTA

ZHANNET LA KAMIKAZE DI MOSCA 3-4-10

CAUCASO E TERRORISMO, NON PIU SOLO "PISTA CECENA"

ATTENTATI MOSCA, VOCI DALLA LUBYANKA

STRAGE A MOSCA, TORNA IL TERRORE NEL METRO

START 2, FIRMA VICINA 25-3-10

RUSSIA IN PIAZZA, GIORNO DELL'IRA CONTRO PUTIN 21-3-10

CRISI MEDIORIENTE, A MOSCA IL QUARTETTO CONTRO NETANYAHU 20-3-10

RUSSIA. VOTO REGIONALE: QUALCOSA SI MUOVE? 16-3-10

KIRGHIZISTAN, RIVOLUZIONE ANTI-TULIPANI

RIFORMA DELL'ARMATA RUSSA, UNA VERA RIVOLUZIONE? 16/2/09

La guerra fredda è finita, ieri i 20 anni del ritiro sovietico dall'Afghanistan, l'ultima disfatta per l'Armata Rossa. Oggi l'esercito russo, cerca una nuova identità, più adatta alle sfide del 21esimo secolo. Dopo la guerra in Georgia, la Difesa ha annunciato riforma: la più radicale dal 1945. Ma piovono polemiche e critiche dalla vecchia guardia, intrecciate alla lotto di potere Putin-Medvedev (foto: 1988, ritiro sovietico dall'Afghanistan)

Lucia Sgueglia

Lunedi' 16 Febbraio 2009
MOSCA - La guerra in Ossezia, ad agosto, ha dato il “la”. Mosca l’ha vinta in soli 5 giorni con la sua mastodontica macchina da combattimento, opposta al Davide georgiano. Ma sono emerse tutte le pecche dell’esercito russo: un generale è stato ucciso dai tiri di Tiblisi appena varcato il “confine” coi suoi, 6 aerei abbattuti. Armi obsolete e imprecise, sistemi di comunicazione antiquati, lentezza nella catena di commando, un apparato pesante e inefficiente rimasto immutato dalla seconda guerra mondiale, quando l’Armata rossa sconfisse i nazisti. Oggi la guerra fredda è finita, si cerca una nuova identità. Adatta alle sfide globali del 21esimo secolo - e interne, incluso il terrorismo: dopo i “disastri” Cecenia, Beslan, Dubrovka. Se ne parla da 20 anni, la fine dell’Urss ha ritardato tutto. Ora la riforma dell’esercito russo pare vicina. L’ha annuciata lo scorso 14 ottobre il ministro della Difesa, Anatolj Serdjukov. Se realizzato, il suo piano sarà la rivoluzione più radicale del corpo militare dal 1945: riduzione drastica degli ufficiali (oggi oltre 300mila, saranno dimezzati), dimesso un quinto dei 1100 generali, abolita la doppia catena di comando. Stop agli sprechi: da chiudere molti dei 64 istituti di istruzione, tra accademie e università militari, in vendita terreni e immobili in sovrappiù. Cura dimagrante anche per il Ministero: meno 60% sui civili “rami secchi”.
Prevedibili le obiezioni. I primi a opporsi sono i generali anziani a più stellette, che temono di perdere potere e posto. Tre si sono dimessi per protesta; e alcuni ufficiali sarebbero scesi in piazza a Murmansk contro la riforma. Lo stato maggiore non conferma. Ma le critiche adesso rischiano di trasformarsi in una vera fronda contro il Ministro: accusato di non aver consultato nessun esperto, lui privo di competenze militari: era un ex ispettore delle tasse. E di agire in segretezza. A porte chiuse s’è tenuta la seduta della Duma per esaminare la riforma, e qualcuno nega persino che sia all’ordine del giorno. A difenderla davanti alla stampa, il 9 febbraio Serdjukov ha spedito Nikolai Makarov, suo sostenitore e Comandante delle forze armate. Serve una forza piu reattiva e flessibile, armi moderne, addestramento ed educazione, ha detto questi: “Molti ufficiali non conoscono la grammatica, non sanno usare il computer, non hanno mai compiuto esercitazioni”. Bisogna rimediare “entro il 2012”, promette. Ma 2 settimane fa il presidente Medvedev – che si appoggia ai militari per affermare il proprio potere sul premier Putin e i suoi siloviki, fautore della riforma - ha annunciato uno slittamento del progetto “causa crisi”, al 2016. Facendo emergere ancora una volta i contrasti sotterranei col suo predecessore al Cremlino.
Il 12 febbraio, alle critiche si sono aggiunti i deputati della Duma. Per il comunista Zyuganov, nostalgico della potenza dell’Urss, “la Russia ha bisogno di un grande esercito per proteggere le proprie risorse naturali”. Ma dubbi esprimono persino membri di Russia Unita, il partito al potere fedele a Putin. L’ex zar che, salendo al potere nel 2000, fu il primo a esigere una ristrutturazione per adeguare l’esercito alla rinata potenza russa, ma anche per porre i militari sotto il controllo del potere civile e del ministero. La leva è stata ridotta da 2 a 1 anno, ma la trasformazione in un esercito di professionisti e volontari, pagati decentemente, pare lontana. Tra scandali di nonnismo e corruzione, ultimo lo “smacco” del disertore russo “rifugiatosi” in Georgia: “non mi davano da mangiare”.
Esattamente 20 anni fa, la ritirata sovietica dall’Afghanistan: l’ultima grande disfatta per l’Armata rossa. In epoca Urss, il personale in servizio ammontava a 4 milioni e mezzo, ora l’obiettivo è portarlo a 1 milione. Vicino: siamo a 1,2. Tra il 2000 ed il 2008, il bilancio annuale per la difesa in Russia è passato da 5 a 40 miliardi di dollari. Speso soprattutto per costruire nuovi armamenti, ma non per rinnovare il sistema-difesa. Il 12 febbraio però è arrivata la notizia: taglio del 15% alle spese militari, che presto potrebbe raggiungere il 40%. La crisi economica incalza sempre più, e aumenta l’urgenza di ridurre i costi. Ma insieme l’emrgenza finanziaria induce cautela: compensazioni, bonus e alloggi promessi da Serdjukov e Makarov ai congedati per tenerli buoni, andranno pagati. E poi, dicono i detrattori, ci si potrebbe trovare con una struttura ridimensionata e impreparata a fronteggiare improvvise “minacce”. Quali minacce? Il consiglio di Sicurezza Nazionale russo (segretario è Nikolaj Patrushev, ex capo dei servizi segreti, uomo di Putin) sta preparando per la fine di febbraio un documento sulla “nuova dottrina militare” russa. Ci lavora anche il gen. Juri Baluevskij, ex capo di Stato Maggiore e avversario di Serdjukov. Sua la teoria dell’“accerchiamento” della Russia da parte dell’Occidente “nemico” (Nato, Usa), che negli ultimi anni ha quasi portato allo strappo con Washington. E che ora la Difesa - con l'appoggio proprio di Vladimir Vladimirovich Putin - vorrebbe archiviare.


Oggi sul Il Messaggero



Powered by Amisnet.org