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VENEDIKTOV, LA VOCE DI MOSCA 6/2/09

Gli uffici della radio Echo di Mosca sul nuovo Arbat in mezzo ai casinò, col lungo corridoio tappezzato di foto di celebrities che l’hanno calpestato, racconta la storia del frutto più duraturo dell’era eltsiniana, quando fioriscono i media liberi dopo l’Urss. L’unico resistito a 8 anni di Putin, sotto la direzione di Aleksej Venediktov, nonostante l'"acquisto" da parte del colosso statale dell'energia Gazprom. Ma le minacce di chiusura sono continue... (foto: Novaja Gazeta)

Lucia Sgueglia

Venerdi' 6 Febbraio 2009
MOSCA – “Putin? Geniale per certe intuizioni, ma dice solo ciò che vuole dire. Ora, con la crisi, il Cremlino è preoccupato dalla minaccia di una disintegrazione della Russia. Per compattare il paese, si affida anche alla Chiesa ortodossa”. Come, prego? Mezzanotte di sabato in Russia, ospite alla tv Stolitsa (Capitale) c’è Alexei Venediktov, 54 anni, direttore della storica radio Echo Moskvy (Eco di Mosca): polemico e brillante, una miniera di aneddoti e battute, capelli arruffati, occhiali spessi da intellettuale d’antan, parlata a mitraglia, gesticolare costante. Anche lui può dire ciò che vuole, nel paese dove i giornalisti vengono uccisi per strada? Quasi. L’ultima volta che la sua emittente è stata minacciata di chiusura, racconta, è “a settembre scorso, subito dopo la guerra in Georgia”. 29 agosto, Putin convoca a Sochi i rappresentanti dei media russi in uno dei consueti (e segreti) “incontri con la stampa” in cui usa distribuire medaglie. Per la prima volta c’è anche Venediktov. Per lui solo aspri rimproveri: “Un nostro giornalista, in diretta, quando l‘8 agosto l’esercito di Tiblisi attacca Tskhinvali, dà la notizia “l’esercito georgiano ha preso alle spalle la parte nemica”, riferendosi ai russi”. Un lapsus, ammette, che scatenò un putiferio: atteggiamento antipatriottico. Qualche anno prima, Vladimir Vladimirovich gli disse: “C’è differenza tra nemico e traditore, il primo agisce apertamente, ci si può stringere un armistizio. Il secondo alle spalle. Tu sei un nemico”. “Se vuol chiuderci, lo faccia. Non posso trattenermi dal fare ciò che siamo qui per fare” rispose Venediktov.
Echo nasce il 22 luglio 1990 in una stanzetta di Mosca da un gruppo di ex radiogiornalisti sovietici che avevano “studiato” le radio occidentali. Tra perestrojka e glasnost, apre con una canzone dei Beatles dopo le news. Oggi ha sede sul nuovo Arbat in mezzo ai casinò, il lungo corridoio tappezzato di foto di celebrities che l’hanno calpestato racconta la storia del frutto più duraturo dell’era eltsiniana, quando fioriscono i media liberi dopo l’Urss. L’unico resistito a 8 anni di Putin. Appena insediato l’ex zar nel 2001 favorisce il passaggio di Ntv, la tv privata più seguita, a Gazprom media. Poco dopo tocca anche a Echo: la branca del colosso dell’energia nazionale ne conquista il pacchetto di maggioranza; sorti analoghe per tutti i media nazionali. “Di fatto il nostro vero azionista è il Cremlino” chiosa con l’ironia abituale Venediktov. Che continua a vantare la propria indipendenza: “ora conosciamo esattamente il nostro margine di manovra”. In Russia, “puoi dire che Putin o Medvedev sono pazzi, ma non ficcare il naso nei loro conti in banca” riassunse tempo fa Yulia Latynina, una delle firme più prestigiose dell’emittente, nota per le sue dure critiche al Cremlino e la copertura “non allineata” del Caucaso. Oggi Echo, col suo sito web molto frequentato, è l’unico media a mandare in onda regolarmente le voci dell’opposizione, riferire di date e orari delle manifestazioni antigovernative, iniziative della società civile, seguire i casi di “nera” più spinosi come l’omicidio Markelov-Baburova. In autunno un giovane apprendista, strappò in esclusiva la confessione del giurato sulle “bugie” del giudice al processo Politkovskaja. Ma trasmette anche il programma di Mikhail Leontyev, acceso nazionalista, e altri filo-Cremlino.”La mia radio è uno spazio di discussione aperto, che riflette la composizione della società russa – dice. – Certo, se fossimo in un paese completamente libero, non ce ne sarebbe bisogno”. Un milione di ascoltatori a Mosca, 2 e mezzo in tutta la Russia, su Echo si sintonizzano i tassisti della capitale, ma soprattutto un pubblico colto, di media età. Ma anche gli uomini del Fsb (servizi segreti) e del Cremlino, “per avere il polso della situazione reale”. Molti dicono che sopravviverà, perché è l’ultima foglia di fico della libertà di stampa in Russia. “E poi per Putin - conclude Venediktov - solo la tv conta, col suo pubblico di massa”.

Uscito oggi su Il Messaggero



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