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RUSSIA IN PIAZZA CONTRO PUTIN 1/2/09

Accade quello che fino a pochi mesi fa pareva impensabile nella Russia del boom: migliaia di persone in piazza da Vladivostok a Volgograd a Mosca, a gridare "Putin dimettiti", bocciando le politiche anticrisi del governo dell'ex zar. Ancora pochi per pensare a una "rivoluzione", ma tanti di più rispetto agi oppositori politici di Altra Russia.

Lucia Sgueglia

Domenica 1 Febbraio 2009
MOSCA – “Dissidenti” e attivisti, oppositori politici e associazioni civiche, pensionati, comunisti e automobilisti, “quelli che sono d’accordo” e quelli che “neanche un po’”. In migliaia, in un sol giorno, in tutta la Russia, dalla Siberia all’enclave europea di Kaliningrad, a gridare contro le politiche anticrisi del governo Putin: è “il week end delle proteste” in Russia, come lo hanno soprannominato i media online. Mentre le tv sfioravano appena l’argomento. E pare solo l’inizio di una lunga stagione di manifestazioni per il paese travolto dalla crisi economica. Dove il boom putiniano pare già un lontano ricordo. “Ministri, Commissione liquidatrice”, “Putin dimettiti”, “No alle politiche contro il popolo del governo” – tra gli slogan. Il corteo più grande, 3mila persone, nella siberiana Vladivostok, dove l’”onda” era partita a dicembre con le proteste degli automobilisti contro l’aumento dei dazi sull’import di auto straniere (su cui si regge l’economia locale); al loro fianco, per la prima volta, i comunisti del Kprf, forti del loro 12% alla Duma. “Nessuna fiducia al governo putin”, “I burocrati provino a vivere con le pensioni dei lavoratori” si gridava a Khabarovsk ai confini con la Cina; mentre a Chita si sfidava il gelo: meno 30°.
Cittadini comuni, non quegli “oppositori politici” (ma tutti fuori dal parlamento) che da anni in piazza riescono a portare al massimo qualche centinaio. C’erano anche loro, comunque: i liberali di Jabloko a Pietroburgo, senza autorizzazione del comune come il Fronte Civico Unito di Garri Kasparov e i nazionalbolscevici di Eduard Limonov comparsi a Mosca, con finale prevedibile: 41 arresti. Intorno Omon antisommossa e polizia, anche in borghese: 7mila uomini. Ma nella capitale in grosso lo facevano, una ventina tra grandi e piccole manifestazioni dal centro alla periferia, ancora i comunisti: mille a piazza Triumfalnaja leggono un “manifesto” contro i prezzi alle stelle dei beni di prima necessità, l’ondata di licenziamenti; chiedono un sostegno statale all’economia reale e non solo agli oligarchi. Pacifici hanno scandito 16 richieste al governo a Chistie Prudy quelli di Tigr, neonato gruppo di iniziativa civica: l’occhio alla tasca, certo, ma già che ci siamo, anche un po’ più di libertà. No alle misure “antiestremismo” in via di approvazione alla Duma, che puntano a sopprimere sul nascere ogni possibile rivolta di massa causata dalla crisi. Mentre a Tomsk si chiede verità sull’omicidio irrisolto dell’avvocato Markelov e della giornalista Baburina.
La paura, per il Cremlino e l’esecutivo (il primo critica sempre più l'altro: "l'amicizia che mi lega al premier non mi impedisce di vedere i suoi errori" ha detto ieri Medvedev dalla Bulgaria, è che fronti eterogenei del malcontento ora si saldino. Per fronteggiarla, è scattata in grande la macchina propagandistica. In contemporanea con i cortei antigoverno ieri a Mosca e nella provincia, il partito al potere Russia Unita ha messo in piazza i propri, a dire invece “si alle misure anticrisi del governo”. A mosca sulla platea più prestigiosa, in 5mila, alle spalle della piazza Rossa. Dal palco l’inno russo, sulle bandiere “Russia, avanti”, “Con Putin e Medvedev vinciamo”, l’immagine di un Orso che schiaccia la Crisi.

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