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RUSSIA, USA, IL "FINTO" DISGELO E IL MISTERO DEGLI ISKANDER 29/1/09

Niente missili per Obama dalla Russia, se saprà mantenere fede alle promesse. Anche perché gli Iskander prima di piazzarli a Kalininigrad come "ritorsione simmetrica" allo scudo spaziale Usa, bisogna prima produrli... (foto: l'enclave russa nel Baltico di Kaliningrad)

Lucia Sgueglia

Giovedi' 29 Gennaio 2009

MOSCA – Errata corrige. Mosca non sospenderà affatto il dispiegamento dei missili Iskander a Kaliningrad. Perché quel progetto, annunciato il 5 novembre dal presidente russo Medvedev, non è che «un piano teorico, rimasto sulla carta», una risposta all’insistenza dell’ex leader statunitense George Bush nel voler piazzare uno scudo antimissile nel bel mezzo dell’Europa, tra Praga e Varsavia: Mosca la considera, ancor oggi, una minaccia inaccettabile. Ma ora che c’è Obama, i missili diventano sempre più ipotetici.
Lo ha fatto sapere ieri il ministero della Difesa russa, dopo una giornata piena di smentite e rettifiche. In mattinata proprio dalla Difesa, una fonte anonima aveva lanciato la notizia dello stop ai missili russi nell’enclave baltica. Dando adito a grandi speranze di disgelo. Il portavoce della Nato Apparthuari ha salutato l’annuncio come «un buon passo», per l'ambasciatore Usa alla Nato Volker «un passo ovviamente molto positivo, se fosse vero».
Dall’Italia per il ministro degli Esteri Frattini «è un segnale che l'Europa si aspettava, preludio alla normalizzazione dei rapporti tra Russia e Nato».
Ma «nessun provvedimento concreto è stato mai preso per installare quei missili nella parte ovest del Paese», si è corretta in giornata la Difesa. E un’altra fonte interna aggiungeva scherzosamente: al ministero si lavora su piani di reazione alle più svariate minacce, «sino all'invasione da parte dei marziani o di eserciti di insetti».
In serata, il Cremlino chiosa: con Obama «speriamo davvero in un disgelo». Specie dopo la telefonata di lunedì tra lui e Medvedev, che ha particolarmente apprezzato la mano tesa del collega americano per una leadership mondiale condivisa sui grandi temi globali, come la crisi finanziaria. Ma la posizione di Mosca resta invariata, precisa il Cremlino: «da Washington non c’è ancora nessuna risposta sullo scudo». E dunque quell’ipotesi astratta rimane in piedi. Anche se, ammette la fonte segreta alla Difesa, per dispiegarli, gli Iskander bisogna prima produrli.
Porte aperte dunque da Mosca alla nuova amministrazione Usa, a patto che rinunci al progetto Abm. Probabile, perché la crisi incalza Washington e le spese militari non sono una priorità. Mentre in Russia, ieri Medvedev con un decreto ha rinviato al 2016 l’attesa riforma dell’Esercito. Ora si guarda al sempre più probabile primo vertice bilaterale tra i due presidenti, nella riunione del G20 il 2 aprile a Londra: «due leader cresciuti al di fuori della guerra fredda» suggeriscono dal Cremlino.
Ma intanto i russi chiedono garanzie in più: che la Georgia, ad esempio, non si sogni di entrare nella Nato «prima di un quarto di secolo», ha avvertito il rappresentante di Mosca all’Alleanza Rogozin nel vertice informale Russia-Nato a Bruxelles il 26. Spiragli dal “duro” Putin ieri mattatore a Davos: augura finalmente «successo» a Obama, sperando che sia «interessato a sforzi congiunti con la Russia». Ma se disgelo ci sarà, di certo Medvedev – che ieri ha accolto Raul Castro a Mosca - vorrà esserne protagonista sul fronte russo.

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