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E PER MANILA LA BIRD FLU DIVENTA UN'OCCASIONE 5/2/04

Il governo filippino pensa che l'unico paese risparmiato dall'influenza aviaria ne possa approfittare. Ma la gente guarda alla carne di pollo con timore

Josè Meneo

Giovedi' 5 Febbraio 2004
Manila – Non tutti i mali vengono per nuocere.
L’influenza aviaria potrebbe trasformarsi in una vera e propria benedizione per il governo filippino. Tanto più che la vita della gente di Manila non è stata colpita più di tanto dal ciclone bird flu. Nei giorni scorsi, il ministro dell’agricoltura, Luis Lorenzo, ha viaggiato in lungo e in largo per il paese, ripetendo più volte frasi rassicuranti: “Sono orgoglioso di annunciare che la nostra industria del pollame non è colpita dall’influenza aviaria: intendiamo fare di tutto affinché le cose restino così”. La valutazione di Lorenzo è stata poi confermata da altri membri del Governo: il ministro del commercio Cesar Purisima ha aggiunto che la paura dell’influenza aviaria in Asia ha spinto Giappone, Vietnam a Brunei ha manifestare la loro intenzione di importare pollame proprio dalle Filippine. Gli annunci sono giunti dopo la notizia del calo del 30% delle vendite di polli nelle Filippine,per il timore dell’influenza aviaria.
Ma nel consumo quotidiano della gente, la bird flu non sembra aver avuto particolare impatto. Joel Villlamayor di Jollibee, la più grande catena filippina di fast food e pollo fritto, nonché il principale concorrente di Mac Donald’s nel paese, sostiene che le vendite non hanno subito ripercussioni rilevanti. “Non c’è stato nessun calo negli acquisti di piatti a base di pollo da parte dei nostri clienti”, ha detto. Ma Villamayor ammette che i consumatori fanno molte domande per sapere quali sono le reali possibilità di contrarre l’influenza aviaria mangiando i volatili serviti da Jolibee.
Preoccupazioni comprensibili, sulle quali però da Mac Donald’s si preferisce glissare. Quando gli è stato chiesto da dove provenisse la carne dei suoi hamburger di pollo, il direttore di Mac Donald’s di Manila ha risposto seccamente: “I nostri polli sono sicuri!”, senza dare altre spiegazioni, per poi dileguarsi a tutta velocità evitando ulteriori domande.
Se il pollo non è sparito dai menu e dai piatti serviti sulle tavole dei ristoranti, nei mercati rionali e nelle case dei filippini le cose sembrano andare diversamente. I consumatori, allarmati dalle notizie sul virus, hanno adeguato la loro dieta all’emergenza. “Per non correre rischi - dice Mely Rodrigo, impiegata e madre di famiglia di Manila – da quando la notizia è apparsa sui giornali non compro più pollo per i miei figli. Per uno strano paradosso, però, mangio pollo in mensa, sul posto di lavoro”.
Fatto sta che i filippini tendono a consumare più maiale e meno carne di pollo. Anche se rinunciare alle tenere carni bianche dei pennuti animali non è per niente facile. Il pollo, infatti, è uno dei piatti preferiti nell’arcipelago asiatico, protagonista sulle tavole imbandite nelle occasioni speciali, come a Natale.
Eppure, l’ultimo Natale la carne di gallina è stata praticamente un lusso, almeno per i più poveri. “Il prezzo del pollame è cresciuto del 40%”, nota la signora Rodrigo. D’altronde, con il salario minimo
giornaliero per i lavoratori fissato a 250 pesos (3,85 euro), il prezzo di 140 pesos al chilo non è una cifra che una famiglia di cinque persone possa permettersi. “Per di più, i polli sul mercato durante la stagione natalizia erano difficili da trovare”, continua la donna.
Intanto sui banchi dei mercati di Quezon city, Parañaque, Intramuros e delle altre nove città che compongono la grande area metropolitana di Manila, i prezzi del pollame sono scesi, tornando ai loro livelli abituali. Ma è chiaro a tutti che gli acquirenti hanno meno fiducia e guardano le carni bianche con sospetto.
A livello politico, però, l’influenza aviaria potrebbe trasformarsi in una ghiotta opportunità per la presidente Gloria Macapagal e soci: con la crescente domanda di pollame dai paesi vicini, il governo guarda all’export del settore avicolo come un possibile mezzo per rilanciare l’economia. Una bella chance proprio alla vigilia delle elezioni del maggio prossimo. Secondo il ministro del commercio Purisima, un incremento dell’allevamento di polli potrà creare nuovi posti di lavoro. Il ministro osserva però che per conseguire questo risultato le Filippine dovrebbero poter fornire ai partner commerciali del Sudest asiatico un certificato di garanzia sulla carne esportata. Una procedura su cui Purisima non ha azzardato previsioni, ma che nei corridoi del palazzo presidenziale di Macalañang si spera di realizzare al più presto.
I politici filippini, sulle pagine dei giornali locali, ci tengono inoltre a respingere la paternità della bird flu, notando che, anche se è considerata da tutti un virus di origine asiatiche, l’influenza è partita dall’Europa. Il virus è stato infatti individuato in Olanda nel 2003, dove la possibile epidemia è stata scongiurata eliminando i capi infetti in una sola settimana. La forma influenzale si è poi manifestata in Corea del Sud alla fine dell’anno scorso, per diffondersi in seguito in tutto il Sudest
asiatico attraverso gli uccelli migratori che l’avevano contratta.



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