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Sequestro a Mindanao

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FILIPPINE, SEQUESTRO A JOLO 16/1/09

I rapimenti di cittadini occidentali, operatori di Ong, religiosi cristiani servono alla visibilità e al finanziamento di bande ribelli

Fernando Amaral

Venerdi' 16 Gennaio 2009


E’ sempre allarme rosso sequestri nelle Filippine Sud. Soprattutto per cittadini occidentali, operatori di Ong, religiosi cristiani. Ieri è stata la Croce Rossa a subire e denunciare il rapimento di tre operatori umanitari: un italiano, Eugenio Vagni, di 61 anni, lo svizzero Andreas Notter e la filippina Jean Lacaba. La Farnesina, confermando il sequestro, ha avvertito i familiari di Vagni nell’aretino e ha attivato l'unità di crisi. Al momento del rapimento i tre si trovavano in macchina, sulla strada per l'aeroporto nell’isola di Jolo, dopo una visita al carcere locale. Sono stati intercettati da uomini armati e presi in ostaggio.
Lo scenario dell’episodio è Jolo, isoletta che si trova a Sud di Mindanao, la grande isola delle Filippine meridionali. Jolo è la roccaforte del gruppo terrorista “Abu Sayyaf” (“Il brando di Dio”), noto per la sua attività di rapimenti a scopo di estorsione e principale indiziato per il sequestro. In passato il gruppo, secondo alcuni legato all’ideologia di Al Qaeda, ha rapito turisti americani, religiosi e missionari cattolici, esponenti di Ong, imprenditori stranieri, tutte categorie di persone che, nell’ottica dei criminali, potevano portare un ritorno in denaro.
Il quadro della situazione nelle Filippine Sud è complesso: nell’area vive da secoli una consistente comunità musulmana (6 milioni di persone) che non si è mai del tutto integrata – per ragioni storiche e politiche – nella cornice della repubblica con capitale Manila. Alla fine degli anni ’70 il diffuso malcontento è sfociato nella nascita di movimenti guerriglieri islamici che rivendicavano l’indipendenza. Le trattative con il governo – e la possibilità di avere concessioni in senso federalista – hanno in parte dato frutti ma, dopo l’11 settembre, la comunità islamica filippina è stata oggetto di un tentativo di “colonizzazione” da parte dell’islam wahabita del Medio Oriente. Da qui il sorgere di gruppi incontrollati (come “Abu Sayyaf” e altri) del proliferare di bande terroristiche che hanno inquinato la società delle Filippine Sud. E il collasso del processo di pace fra governo e gruppi ribelli – registrato
nell’agosto 2008 – ha ridato fiato ai gruppi armati e milizie che vogliono portare scompiglio e non credono al negoziato.
Nelle mani di bande di sequestratori nelle Filippine Sud c’è oggi ancora Merlie Mendoza, una volontaria impegnata in progetti umanitari, rapita lo scorso 15 settembre scorso, insieme a Esperancita Hupida, poi liberata.
E molti nel Bel paese ricordano, in occasione del sequestro di Vagni, la vicenda delle due suore italiane Maria Teresa Oliviero e Caterina Giraudo, di 61 e 67 anni, che dai primi di novembre vivono l’odissea di un sequestro. Rapite nel villaggio di El Waq, nel Nord del Kenya Kenya, poi trasferite in Somalia. Delle due religiose del movimento contemplativo missionario “Charles de Foucauld”, si sa che “sono vive e stanno bene”, dice la Farnesina. Uno striscione esposto in Campidoglio, a Roma, ne ricorda la sorte. Il mondo cattolico prega e spera. Il governo e i cittadini italiani ugualmente non le dimenticano.



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