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GAZA BRUCIA, LE RAGIONI DELLA PACE SI DIVIDONO 15/1/09

Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione dell' Associazione per la pace

Postato il

Giovedi' 15 Gennaio 2009

Ci amareggia sapere che non sia stato possibile evitare la sovrapposizione
delle due manifestazioni programmate per il 17 gennaio. Ci amareggia, come
pacifisti italiani che da anni lavorano fianco a fianco per la pacificazione
tra popoli in conflitto, che difendono e sostengono in giro per il mondo le
pratiche della nonviolenza, pensare che non siamo stati capaci di mediare
tra le nostre diversità neanche di fronte al massacro di innocenti.

Mentre Gaza brucia, soffocata nel sangue e nel dolore, mentre i bombardieri
israeliani non si fermano neanche durante le misere tre ore di tregua,
mentre falliscono mestamente i deboli tentativi diplomatici, mentre il mondo
potente gira la testa e si concentra nel salvataggio delle sue banche: ci
chiediamo che senso ha ostinarsi nelle nostre differenze di opinioni dinanzi
alla sciagura umana di Gaza?
Mentre il mondo democratico storce la bocca anche di fronte ai rapporti dei
suoi emissari che denunciano i crimini di guerra commessi, mentre la
legalità internazionale che ha portato al patibolo popoli interi non ha
nessuna efficacia dinanzi al torto dei potenti: ci chiediamo che senso ha
rimanere ancorati ad una politica moralmente corrotta?

Mentre il sistema d'informazione occidentale nasconde i crimini di guerra
commessi dagli israeliani, mentre si sgretola l'umanità a colpi di ipocrisia
e di interessi di parte: ci chiediamo quale logica ci spinge a difendere il
nostro orticello di casa? Che senso ha parlare di appartenenza all'una o
all'altra formazione?

Mentre gli uomini politici si scandalizzano davanti alla bandiere bruciate e
a un migliaio di persone in preghiera, non provando nessuno sdegno per
centinaia di civili massacrati nella loro prigione a cielo aperto: ci
chiediamo perché fidarsi di un sistema che vede solo la ragione del più
forte?

Noi scendiamo in piazza sabato 17 a Roma, a Assisi e in qualunque altra
parte nel mondo, per protestare contro l' atroce ingiustizia che il popolo
palestinese subisce. Noi non crediamo nelle divisioni tra pacifisti buoni e
cattivi che in tanti stanno proponendo in queste ore, scendiamo in piazza
non per difendere un credo politico ma, per difendere il rispetto alla vita,
alla libertà e alla giustizia. Scendiamo in piazza contro l'indifferenza dei
potenti del mondo, contro l'ipocrisia di coloro che sanno ma tacciono.
Scendiamo in piazza, perché non possiamo fare altro.

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