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GAS, QUANDO LA RIAPERTURA RUBINETTI? 10/1/09

Più lunga del previsto, e di quanto sperava la Ue, la soluzione dellla crisi del gas tra Russia e Ucraina. Ma intanto i rubinetti Ue sono sempre più a secco.

Lucia Sgueglia

Sabato 10 Gennaio 2009

MOSCA – Sul lato ucraino, sono già sbarcati ieri a Kiev i primi osservatori inviati da Bruxelles: 18 esperti (tra cui tecnici italiani dell'Eni), più 4 funzionari della Commissione Ue, che dovranno vegliare sui rubinetti che da est portano a ovest, flussi ed eventuali furti. Il nodo è nei passaggi, cioè sul confine tra Russia e Ucraina. Ma sul lato russo, i "controllori del gas" aspettano ancora i visti da Mosca – temendo la famigerata burokratija. E I possibili ritardi dovuti alle ferie natalizie: da oggi i russi tornano a lavorare, ma il 12 sarà capodanno ortodosso dopo quello laico.
L’accordo sulla missione di monitoraggio è stato raggiunto a tarda serata a Bruxelles tra la presidenza ceca della Ue e il premier russo Putin, il colosso russo Gazprom e l’analoga società ucraina Naftogaz, dopo ore di suspence in cui pareva che Mosca volesse far saltar tutto, per il veto ucraino agli ispettori di Gazprom nei propri impianti. Subito dopo, il numero uno di Gazprom Aleksei Miller è volato a Sochi, sul Mar Nero, a informare il presidente russo Dmitri Medvedev. Per riaprire i rubinetti, Miller aspetta da Kiev la firma del protocollo finale concordato in nottata: solo dopo, dice, “ riprenderemo a pompare metano nei tubi». “è l’unico modo per mettere fine ai furti” incalza zar Dmitri: “purtroppo abbiamo perso ogni fiducia nell’Ucraina”.
Ieri la Commissione Ue aveva chiesto la immediata ripresa delle furniture (“non ci sono più scuse”), per poi doversi correggere, per bocca di Barroso: “ci vorrà un po’ di tempo, causa problemi tecnici”. In soldoni, dalla ripresa dei pompaggi almeno 3 giorni. Per sollecitare, oggi il premier ceco e presidente di turno Ue Mirek Topolanek, ieri a Kiev, inconcontrerà a Mosca il collega Vladimir Putin. “L’Ucraina ci minaccia” aveva ripetuto l’ex zar Putin in diretta sui canali russi.
Nel frattempo, i termosifoni europei sono sempre più a secco. Ieri riunitosi, il gruppo di coordinamento Ue sul gas ha fatto sapere che i danni dovuti alla crisi nei paesi membri sono ingenti. In Italia, “tra i paesi seriamente colpiti”, ma che «sono stati capaci di prendere le necessarie misure ed hanno una situazione gestibile», il taglio delle furniture sarebbe pari al 25%. Lunedi 12, il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola sarà a Bruxelles per la riunione straordinaria del Consiglio Energia dell'Unione. Mercoledì 14, il Governo riferirà al Parlamento sulle conseguenze della crisi energetica e l’entità delle scorte esistenti in Italia. Intanto, i paesi Ue si arrangiano come possono. Specie la “Nuova Europa”, più dipendente dal gas russo e senza riserve: la Serbia, col termometro a meno 15, ottiene un prestito di gas da Ungheria e Germania; la Repubblica Ceca aiuta la “sorella povera” Slovacchia. In Francia un’ondata di gelo eccezionale fa balzare i consumi.
Secondo la Commissione, la guerra del gas versione 2009 è «senza precedenti nella storia europea». D’accordo persino i russi: “crisi più grave dal 2006” racconta la tv filo Cremlino Russia Today, ricordando che a soffrire della nuova crisi energetica c’è anche l’Ossezia del Sud, appena colpita dalla guerra: “I suoi condotti sono ancora allacciati alla Georgia, che dopo la dichiarazione d’indipendenza, non sembra intenzionata a riempirli”.

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