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STOP AL GAS, L'EUROPA TREMA DAVVERO 8/1/09

È blocco totale delle forniture pompate da Mosca via Kiev verso l'Europa: questa l’unica notizia certa, al netto della diatriba tra Russia e Ucraina. E Putin, sempre più coinvolto nel braccio di ferro, lancia l’idea di dispiegare osservatori Ue che controllino le stazioni di pompaggio sul confine Russia-Ucraina: una forza di interposizione, proprio come in un conflitto bellico.

Lucia Sgueglia

Giovedi' 8 Gennaio 2009
MOSCA – Italia, Austria, Repubblica Ceca, Slovenia, Romania: segnano zero da ieri i gasdotti provenienti da Mosca in altri paesi Ue, quelli che fino a due giorni fa potevano contare ancora su un 10%. È blocco totale delle forniture pompate da Kiev: questa l’unica notizia certa, al netto della diatriba tra Russia e Ucraina. “Possiamo stare tranquilli, stiamo lavorando su questo” rassicura da Roma Silvio Berlusconi, mentre tutta la vecchia Ue attinge alle riserve. Peggio va nei paesi dell’ex Cortina di ferro privi di scorte, dipendenti al massimo dal gas russo. Sofia, chiuse le scuole, con la Slovacchia minaccia di riaprire i vetusti reattori nucleari sovietici chiusi da Bruxelles. Sarajevo ricorre alle stuffette e chiede soccorso a Budapest che ha un po’ di stock ma impone un freno alla produzione industriale.
Su colpe e peccati originali, tra Mosca e Kiev è un continuo scarico di responsabilità, e si rischia di scivolare sul piano politico. Ore 8,44 a Kiev ieri (le 6,44 italiane), Naftogaz Naftogaz denuncia: la Russia ha interrotto tutti i rifornimenti di gas destinato all’Unione attraverso il suo territorio. Smentisce Gazprom: non di stop totale si tratta, ma di ulteriore riduzione in seguito ai “furti” di Kiev, in cifre: “dal 1 gennaio 2009 l'Ucraina ha rubato più di 86 milioni di metri cubi di gas”, e nelle ultime 24 ore “altri 21 mln destinati al mercato Ue». Per il numero due del colosso russo A. Medvedev, ieri Naftogaz ha chiuso l'ultima delle 4 stazioni di pompaggio verso l'Europa.
Ma nel pomeriggio le “bugie” ucraine si concretizzano: l’ad di Gazprom Miller ottiene l’avallo alla chiusura totale dei rubinetti verso Kiev dal premier Putin. Che diventa realtà alle 18:30 ora locale. Putin, sempre più coinvolto nel braccio di ferro, lancia l’idea di un’intervento diretto dell’Europa: dispiegare osservatori internazionali che controllino le stazioni di pompaggio sul confine tra Russia e Ucraina. Kiev «non ruba il gas russo, ma il metano dei paesi europei» accusa. Una forza di interposizione, proprio come in un conflitto bellico. L’Unione sposa subito la proposta, segno che per i 27 l’escalation è giunta al limite tollerabile (i cali superano ormai il 20%). Il premieri ceceo Topolanek, presidente di turno Ue, convoca a Praga una riunione dei ministri degli esteri per oggi, mentre i vicini dell’est si riuniranno a Varsavia. E lancia alle due parti un ultimatum: se le forniture non saranno ripristinate entro oggi, “ci sarà un intervento più deciso dell'Ue». Ma la capacità di mediazione di Praga, alla luce dello scontro recente con Mosca sullo scudo americano, appare debole. Ecco allora attivarsi la vecchia Europa, non senza rischi per l’unità dei 27. Angela Merkel telefona a Putin e alla premier ucraina Tymoshenko, incassando l’ok sulla missione. I cui dettagli dovrebbero essere precisati oggi a Bruxelles, dove è atteso finalmente, alla presenza del presidente del Parlamento Ue Pottering, il faccia a faccia tra i vertici di Gazprom e quelli dell’ucraina Naftogaz. «Vediamo finalmente la luce in fondo al tunnel» fa Topolanek. Ma il successo dell’incontro per Barroso “non è assicurato».
Nel pomeriggio Kiev allunga il calumet della pace, in una lettera del presidente Yushchenko al collega russo Medvedev e a Barroso: “garantiremo le forniture verso la Ue se Mosca riaprirà il transito”. E zar Medvedev, finora silente, risponde: “Mosca è disposta in qualsiasi momento a riprendere i negoziati con Kiev. Ma sul debito del gas nessuno sconto”. Putin ne approfitta per rilanciare i progetti russi di nuovi condotti verso la Ue, avversati da alcuni membri. Attualmente Gazprom è in grado di fornire attraverso rotte alternative (Minsk) e le riserve sotterranee 170 milioni di metri cubi al giorno: ovvero meno della metà. Kiev, incalza il premier russo, tenta di “sabotare la sicrezza europea”; “i nostri partner stanno comprendendo» quanto sia «necessario» il gasdotto Nord Stream, comunica all’ex cancelliere tedesco Schroeder. Che oggi è nel board del progetto.

Oggi su Il Messaggero nelle pagine di Economia



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