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GUERRA DEL GAS VERSIONE 2009, COSA CAMBIA 2/1/09

Stesso copione, stessi attori del primo gennaio 2006 per la guerra del gas versione 2009: ma diverso scenario, che potrebbe portare effetti ben più gravi. Perché questo è l'anno della crisi: per il mondo, per l'Europa, per l'Ucraina, e per la Russia: a picco il barile insieme al rublo, in tempi di crisi per il Cremlino far rispettare i contratti di Gazprom diventa vitale.

Barbara Yukos

Venerdi' 2 Gennaio 2009
MOSCA – La Russia dà tutta la colpa alla “inaffidabilità” dell’Ucraina, che, dice, si rifiuta di dialogare sul prezzo del gas per il 2009 per “questioni politiche interne”, mettendo a rischio anche la sicurezza energetica della Ue. Kiev insiste: gran parte del debito coi russi (600 milioni di dollari, che salgono a due miliardi e più aggiungendoci le ‘multe’ per i ritardi) è stato saldato, ma Mosca ora chiede all’Ucraina di pagare un prezzo per l’oro blu, “inammissibile” secondo il presidente Yushchenko: 250 dollari per mille metri cubi, contro i 179,5 del 2008. Ribatte il premier russo Putin: il prezzo di mercato supera i 400 dollari, i 250 sono un “favore umanitario” ai fratelli ucraini, se si considera l’aumento deciso dai paesi dell’Asia centrale (dai quali i russi comprano il gas a 340 dollari al metro cubo per rivenderlo alla Ue). Il problema vero, insomma, sono gli intermediari.
Stesso copione, stessi attori del primo gennaio 2006 per la guerra del gas versione 2009: ma diverso scenario. Allora, la chiusura dei rubinetti da parte di Gazprom verso i condotti ucraini gelò per qualche ora i termosifoni e le cancellerie europee, facendo tremare i paesi dipendenti dal gas russo. Ieri, il fallito accordo sul prezzo del gas tra Mosca e Kiev di fine d’anno, alle 8 ora italiana ha spinto il colosso del gas russo a bloccare nuovamente le forniture verso Kiev. Ma il nodo è nei passaggi, almeno 3. Primo, il prezzo: a picco il barile insieme al rublo, in tempi di crisi per il Cremlino far rispettare i contratti di Gazprom diventa vitale. I due contendenti oggi sono anche impegnati a gettar acqua sullo scontento interno al paese. 3 anni fa, una Russia potente voleva ridurre all’obbedienza economica e politica gli ‘arancioni’ ucraini filo-occidente. Oggi vuole soèprattutto i soldi. Mentre Kiev sprofonda nella crisi, ha chiesto al Fmi 14 miliardi e mezzo di dollari, ma il fronte arancione è morto e ha cambiato volto: il presidente Yushchenko punta i piedi coi russi, la rivale premier Tymoshenko s’è tramutata per convenienza in donna del dialogo con Mosca. E a rinfocolar la guerra c’è un altro prezzo: quello del trasporto del gas ‘russo’ verso la Ue che Mosca paga a Kiev, il cui contratto non è stato rinnovato. Gli ucraini sperano in un rialzo della tariffa: da lì si potrebbe scalare il debito coi russi, ma per ora niente accordo. Così, accusa il portavoce di Gazprom Kuprianov, Kiev si sarebbe decisa a “far da sé”: sifonando dai condotti parte del gas destinato alla Ue (21 milioni metri cubi su un totale di 300). Lo ammette lo stesso presidente di Naftogaz Dubyna: “per necessità di trasporto”, cioè per garantirsi i costi di transito in assenza di un nuovo contratto con Mosca. I primi effetti sui salotti europei ed italiani dovrebbero vedersi oggi.
Bruxelles, per ora si tiene fuori: invitato a intervenire dallo stesso Yushchenko, il presidente della Commissione Barroso fa sapere che la Ue considera per ora la faccenda una “questione interna tra due compagnie energetiche”, Naftogaz Ukrainy e Gazprom. Senza dimenticare il terzo attore: Rosukrenergo. Praga, che ieri ha inaugurato il suo semestre di presidenza dell'Unione, ha lanciato un appello a Ucraina e Russia affinché "onorino i loro impegni" riguardanti le forniture. Persino gli Usa con George Bush si dicono preoccupati e invitano a risolvere al piu presto e in maniera ‘trasparente’ la faccenda. In Italia, Scajola assicura che le riserve al massimo mettono al sicuro il paese: « Gli stoccaggi di gas sono ai massimi livelli, oltre il 90%, e abbiamo già disposto tutte le misure per aumentare, ove necessario, le importazioni di gas attraverso gli altri gasdotti».
Da Kiev in serata uno spiraglio: l’Europa resterà al caldo, tutto dovrebbe risolversi entro il Natale ortodosso, il 7 gennaio, con la firma dei contratti sospesi. Yushchenko però vuole che il prezzo sia fissato a 201 dollari, per Mosca è troppo poco. Come finirà? Qualcuno lancia una proposta: l’Europa potrebbe incaricarsi del debito ucraino una volta per tutte, un po’ per uno.

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