Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


BOSTON, I DUE FRATELLI CECENI, SRADICATI FIGLI DELLA DIASPORA 19/4/2013

MOSCA 20 ANNI DOPO: DALLE BARRICATE AI BLOG 10/10/11

Loulan Beauty - VIAGGIO NELL'ASIA DI MEZZO 15/12/10

SMOLENSK, MUORE LECH KACZINSKY

KIRGHIZISTAN: BAKIEV RESISTE NEL SUD, OPPOSIZIONE VOLA A MOSCA

KIRGHIZISTAN, BAKIEV: NON ME NE VADO, PARLIAMONE. OTUNBAIEVA RIFIUTA

ZHANNET LA KAMIKAZE DI MOSCA 3-4-10

CAUCASO E TERRORISMO, NON PIU SOLO "PISTA CECENA"

ATTENTATI MOSCA, VOCI DALLA LUBYANKA

STRAGE A MOSCA, TORNA IL TERRORE NEL METRO

START 2, FIRMA VICINA 25-3-10

RUSSIA IN PIAZZA, GIORNO DELL'IRA CONTRO PUTIN 21-3-10

CRISI MEDIORIENTE, A MOSCA IL QUARTETTO CONTRO NETANYAHU 20-3-10

RUSSIA. VOTO REGIONALE: QUALCOSA SI MUOVE? 16-3-10

KIRGHIZISTAN, RIVOLUZIONE ANTI-TULIPANI

MIKHALKOV GIù DAL TRONO DEI CINEASTI RUSSI 23/12/08

“Ribaltone”, “ammutinamento”: a Mosca è gran clamore. Venerdi, i delegati dell'Unione dei Cineasti russi hanno votato contro il regista russo più popolare all'estero e più potente in patria, che deteneva la presidenza dell'associazione dal 1997, sostituendogli un artista "culto" degli anni sovietici, ma di nicchia, Marlen Khutsiev. Che col circolo di Mikhalkov, convinto putiniano, non ha nulla a che fare. Segnali di crisi anche nella settima arte? L'interessato è furente: "Voto illegale, farò ricorso" (nella foto, un giovane Mikhalkov attore in "Passeggio per Mosca" di G. Danieli (1963)

Lucia Sgueglia

Martedi' 23 Dicembre 2008
MOSCA – Nikita Mikhalkov giù dal trono a Mosca, a sorpresa ma non troppo, tra molto rumore. È sottosopra il mondo del cinema in Russia, dopo lo scandalo scoppiato venerdi 19 al congresso (il settimo) dell’Unione dei Cineasti russi. Dopo 11 anni di reggenza del regista di Sole Ingannatore (premio Oscar 1995, il seguito atteso nel 2010), l’assemblea si è ribellata, ignorando le sue proteste e incoronando, dopo due giorni di sedute dove la tensione si tagliava col coltello, un nuovo presidente che col potente “circolo” del vecchio non ha nulla a che fare. È Marlen (Marx+Lenin) Khutsiev: origini georgiane, poco noto in occidente, in Russia regista-culto anni 60, coi suoi capolavori Ho vent’anni e Pioggia di luglio proibiti nell’Urss fino alla perestrojka. “Ribaltone”, “ammutinamento”: sui media russi è gran clamore. Set, la Casa del Cinema del Mosca. Attori, i delegati dell’organizzazione che conta 5mila membri, professionisti del cinema, in tutte le regioni russe. Nel 2004 tra le polemiche Mikhalkov era stato riconfermato presidente; il suo mandato scadeva nel 2007, i delegati avrebbero dovuto riunirsi molto prima e tale irregolarità, insieme alle lamentele depositate al Ministero della giustizia contro violazioni dello Statuto dell’Unione da alcuni membri, giovedì, ha spinto il regista a negare la legittimità del congresso: “voto illegale, farò ricorso” ha detto ai giornalisti dopo essere uscito dall’aula per protesta coi suoi. Con lui il ‘delfino’ Mikhail Porechenkov, definisce “un teatro di lillipuziani” la riunione (alla plenaria del 4 dicembre i maggiori nomi del cinema russo non furono convocati). Ma per la maggioranza dei presenti che ha votato Khutsiev (349 su 383), tutto in regola, il quorum dei due terzi c’è. Assenti i delegati regionali, tradizionalmente dalla parte di Mikhalkov.
In serata il regista appare furente nei tiggì, paonazzo in viso. Ma, sorpresa, le tv di Stato, tutte smaccatamente filo-Cremlino come il cineasta, non lo difendono: nemmeno il primo Canale, pur non criticandolo apertamente. Che succede? Il più popolare regista russo all’estero, in patria è una potenza in tutto il mondo culturale, dove senza di lui poco si può fare: possiede una sua società di produzione (Trité), presiede la Fondazione della Cultura Russa, è membro del Consiglio Presidenziale di Cultura della Federazione e, all’estero, della European Film Academy. Gran parte dei finanziamenti statali alla cultura passa il suo vaglio. Fino a poco fa considerato un intoccabile, anche perché vicinissimo a Putin. In passato deputato alla Duma per il partito dell’ex zar, Russia Unita. Prima ancora, con l’Urss, si era tenuto a galla: né comunista né dissidente. Dopo, si faceva vedere al fianco dei politici da Eltsin in giù ma anche degli artisti “alternativi”, e ammetteva simpatie monarchiche. Un anno fa ha prodotto un film tv su Putin, e firmato una lettera per farlo restare presidente in barba alla costituzione. Negli anni 90 il cinema russo, dopo i fasti dell’Urss, tocca il fondo. Con Putin (e Mikhalkov sempre al suo fianco) l’industria cinematografica nazionale rinasce, è boom coi soldi degli oligarchi, spesso a spese della qualità: una montagna di blockbuster made in Mosca, ma quel che conta è che i russi tornano in massa al cinema. Lo Stato finanzia un centinaio di film l’anno, prediligendo quelli “patriottici”, come 1612 prodotto proprio da Tritè, anche se con scarso successo ai botteghini.
Ora, proprio quella vicinanza pare essere stata decisiva per l’attacco dei colleghi al regista: a rischio, dicono, è l’indipendenza del cinema russo. Ma come al solito, molto conta anche la tasca. La crisi economica si aggrava in Russia, i fondi dell’Agenzia Federale per la Cinematografia sono probabilmente destinati a ridimensionarsi: la lotta per il bottino è scattata. Poco fa, Putin ha annunciato che presto nascerà nel suo governo un gruppo di esperti sull’industria cinematografica ("per supportare i prodotti nazionali", si legge nel decreto che lo istituisce): lo guiderà lui stesso. Allarme nel settore, per il portato ideologico che la mossa può nascondere. Di certo il potere a Mosca mostra una predilezione per la settima arte come veicolo di propaganda, oggi come nell’Urss. Ma nella Russia dove al cinema comandano le dinastie familiari, un delegato nota: “addossare tutti i mali del nostro cinema a Mikhalkov è stupido”, rammentando l’urgenza di svecchiare le istituzioni. Tra i candidati al trono c’erano altri nomi celebri - il direttore degli storici studios Mosfilm Shakhnazarov, il regista Gerasimov, il producer Rodnjanski - tutti han rifiutato per impegni di lavoro. Unico rimasto era Khutsiev, che ha accettato per portare avanti il suo progetto di fondare studios di proprietà dell’Unione per favorire le giovani leve: 83enne, ha la stima dello stesso Mikhalkov. L’età avanzata fa però pensare a una soluzione temporanea. Il futuro dell’Unione dei Cineasti russi potrebbe chiamarsi, magari, Vadim Abdrashitov: collega di Mikhalkov alla Vgik, la prestigiosa università del cinema di Mosca, è nettamente anti-putiniano. Per lui l’Unione "deve trasformarsi in una corporazione professionale".

Oggi sul Manifesto



Powered by Amisnet.org