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TURCHI E ARMENI/IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA 20/12/08

TURCHI E ARMENI/IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA 20/12/08

“Condivido il dolore … e chiedo scusa”: si chiAma così l'iniziativa sul web con cui molti intelletuali turchi e curdi, senza nominare la parola genocidio, lo ammettono e si scusano con gli armeni uccisi all'inizio del secolo scorso in Turchia. E la gente firma l'appello: 6mila solo il primo giorno. Ma anche insulti e minacce


Ekrem Eddy Güzeldere

Sabato 20 Dicembre 2008
Istanbul - Noti intellettuali turchi e curdi hanno lanciato un’iniziativa il 15 dicembre in Turchia con la quale chiedono scusa agli armeni. Per un anno si può firmare un testo preparato dai professori Baskin Oran, Ahmet Insel, Cengiz Aktar e dal giornalista Ali Bayramoglu che recita:

“La mia coscienza non mi permette di rimanere insensibile di fronte alla negazione della Grande Catastrofe subita dagli armeni dell'Impero ottomano. Rifiuto questa ingiustizia e per parte mia condivido i sentimenti e il dolore dei miei fratelli e sorelle armeni. A loro chiedo scusa.”

Prima di lanciare il sito Internet dove tutti - turchi, curdi e non - possono firmare, l’iniziativa ha raccolto oltre 230 firme “pesanti” come l’autore Murathan Mungan, il professore Murat Belge, la ballerina Zeynep Tanbay o l’atutrice Perihan Magden, come si può vedere sulla pagina principale del sito ozurdilivoruz , che vuol dire “chiediamo scusa”.
Il testo evita la parola “genocidio” e nemmeno domanda allo stato di non negare l’eliminazione degli armeni del Impero ottomano negli anni 1915-1917. Ci sono stati più o meno 1,5 millioni di armeni nell'Impero ottomano, adesso rimangono solamente 60,000 che vivono quasi esclusivamente ad Istanbul. “Dove sono queste persone? Sono tutte emigrate e se si, a dove?” chiede Cengiz Candar, giornalista per il giornale Radikal.
Ci sono state discussioni sulla logica del testo ed alcune parole. Alcuni intellettuali, come la storica Ayse Hür, argomentano che individui che vivono adesso non possono chiedere scusa per una cosa che personalmente non hanno fatto. Altri, come il professore Ferhat Kentel, preferiscono di evidenziare la condivisione del dolore e un terzo gruppo dice che solo lo Stato può chiedere scusa.
La caporedattrice del giornale Taraf ha risposto il 12 di dicembre a queste riserve: “Rispetto tutti di loro. Però dentro di me c’è anche una scusa silenziosa che cresce. Io chiedo ai fratelli armeni scusa per quel che è successo nel 1915. Perché, se non lo facessi personalmente e non partecipassi idealmente, se non guardassi a questo evento come una singolarità del popolo turco, non sentirei, oltre al dolore di chi ha sofferto, anche la colpa del oppressore.”
La raccolta di firme si fa esclusivamente tramite Internet e non ci saranno, almeno per il momento, raccolte pubbliche, perché, visto che questo tema è il più grande tabù turco e gli attacchi possibili (fisici) dagli ultra nazionalisti non sono da escludere, l’iniziativa civile, come spiegano a DurDe (Fermiamo il razzismo e nazionalismo), non può rendersi troppo manifesta. Comunque, a parte la firmare direttamente “online”, ci sono associazioni, fondazioni e individui che raccolgono firme personalmente e le mandano a liste di persone. Il primo giorno ne ha viste quasi 6000 ma non solo: anche molte dichiarazioni furiose contro l'iniziativa. Il presidente del partito nazionalista Mhp Devlet Bahceli ha detto che “è comandata dal estero” e che è un’espressione di “marciume”. Ancora più rude è il tono su siti Internet nazionalisti dove alcuni degli intellettuali firmatari, in particolare Baskin Oran, sono minacciati con la morte.
Per la Turchia quest’iniziativa è un nuovo e coraggioso passo nel difficile camino di come trattare il suo passato. Per molti anni c’' stata una sola versione della storia e una sola verità, ma con la democratizzazione degli anni passati la Turchia ha dimostrato di voler rompere con i vecchi tabù. Cengiz Aktar conclude: “Chiediamo scusa per il fatto con non si è parlato su questo tema per quasi cento anni.”












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