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A ORIENTE DEL CALIFFO

LO SCATTO UMANO (Dondero-Giordana)

GENTI DI DIO DI MONIKA BULAJ

DUE PACIFISTI E UN GENERALE

IL DIARIO DA KABUL DI EMANUELE GIORDANA

L'ANGELO ROVESCIATO DI ATTILIO SCARPELLINI

HAMAS. CHE COS'E' E COSA VUOLE IL MOVIMENTO RADICALE PALESTINESE

TIBET, LOTTA E COMPASSIONE SUL TETTO DEL MONDO

AFGHANISTAN, IL CROCEVIA DELLA GUERRA ALLE PORTE DELL'ASIA

SAFARI CINESE. LA CINA CONQUISTA L'AFRICA 27/04/07

GLI ARABI INVISIBILI VISTI DA PAOLA CARIDI 25/1/07

GEOPOLITICA DELLO TSUNAMI / SAGGIO DI LETTERA22

IL SUDAN DI IRENE PANOZZO 18/05/05

CONOSCERE L'ISLAM ASIATICO. IL NUOVO LIBRO DI LETTERA22 9/5/05

LA SCOMMESSA INDONESIANA: UN LIBRO PER CAPIRE IL PAESE 1/1/03

"IL DIO DELLA GUERRA" DI LETTERA22 19/11/02

Dio, naturalmente, non ha mai concesso il copyright a coloro che agiscono in suo nome. Ma quelli che agiscono in suo nome fanno a meno dell’autorizzazione. Usano illegalmente il marchio. E sanno che quel marchio continua ad essere uno dei più forti sul mercato degli esseri umani.
(dalla Prefazione di Enrico Deaglio)

* * *

Martedi' 19 Novembre 2002

Il Dio della guerra
Viaggio nei falsi conflitti di religione
Guerini e ass.
pp 190
In libreria dal 19/11/2002

Recensioni, segnalazioni, interviste:

Rai2, Mondo a colori, dicembre 2002

Michele Migone intervista E. Giordana
Radio Popolare, dicembre 2002

"Sabato notte", programma a cura di G. De Chiara)
Rai3Tv, 18 dicembre 2002,

A. Bobbio, Famiglia Cristina, 8.12.2002

Avvenire, 18.12.2002, Pag. 23

Teleroma 56, 28.12.2002, in studio Nicoletta Dentico, Antonella Dentamaro, Paolo Affatato, Emanuele Giiordana

Dennis Retmont intervista P. Affatato
http://www.radio.rai.it/radio3/mondo3/

La Nuova Sardegna
http://www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/

http://www.lanuovasardegna.quotidianiespresso.it/lanuovasardegna/

Matteo Zorzi su l'Avanti della domenica
http://www.avantidelladomenica.it/index_php.php?id_numero=71

Diario della settimana, numero 1, 10.1.2003, pag 66
http://www.diario.it/



Sat 2000Tv, 10 gennaio 2003, ore 17.30 intervista a E. Giordana (su Telelazio e satellite)

Farenheit, Radio 3, 13 gennaio 2003 Marino Sinibaldi ne parla con Attilio Scarpellini http://www.radio.rai.it

Grazia casagrande su Caffeletterario Alice.it
http://www.cafeletterario.it

A. Grassi su La Provincia di Cremona
http://www.laprovinciadicremona.it

L.B. su Il Venerdi "Chi fa la guerra in nome di Dio" il 7.2.2003

Segnalazione si "Il Messaggero di Sant'Antonio", febbraio, 2003

Benedetto Sorino sulla Gazzetta del Mezzogiorno il 7.2.2003
http://www.gdmland.it

Recensione su Peacelink.it
http://www.peacelink.it

Gu. Ca. su Liberazione del 14 febbraio 2003 http://www.liberazione.it

Roberto Coaloa su Il Sole 24Ore inserto cultura del 14 febbraio 2003

Miela Fagiolo D'Attilia su Popoli e MIssione, marzo 2003

Dario Dolci su La Provincia di Cremona del 2 aprile 2003
http://www.laprovinciadicremona.it/

Segnalazione su www.radioitaliana.it
http://www.radioitaliana.it/

Segnalazione su Punto a capo (mensile cremasco) marzo 2003

Eliana Bernasconi su "Azione", periodico svizzero, 26 marzo 2003

Sara Bonomi su La Libertà 4 aprile 2003, Intervista al teologo Luigi Bavagnoli

Fabio Bianchi su La Libertà 5 aprile 2003 intervista a E. Giordana

C. Gua. su "La Cronaca" di CRemona (inserto de Il Giorno) 6 aprile 2003

A Siena il 22 maggio 2003 incontro con gli studenti del corso di Storia del Giornalismo (prof. D. Cherubini) Scienze politiche. Università di Siena

Nell'edizione della sera del Tg1 una recensione del libro nella rubrica di Saitta il 16 giugno

COS'E' IL DIO DELLA GUERRA

E' un viaggio nei falsi conflitti di religione con saggi su: Bosnia (P. Caridi), Cecenia (M. Martini), Irlanda (O. Casagrande), Indonesia (E. Giordana), Sudan (I. Panozzo), conflitti a bassa intensità (P. Affatato) e saggi-interviste sul Medio Oriente di David Jaeger, Renzo Guolo, Wlodek Goldkorn

PRESENTAZIONE

L'etichetta guerra di religione è una delle più comode. Bastano due o più comunità di diversa fede che si scontrano e il gioco è fatto.
Ma cosa è successo in quest'ultimo scorcio di secolo per far scoppiare tante “guerre di religione”? Cosa nasconde questa parola magica che, in fin dei conti, giustifica tante nefandezze, rende accettabili e comprensibili le stragi, i massacri, gli stupri, la scoperta di un orrore che pensavamo sepolto dopo la Seconda guerra mondiale?
Per rispondere non basterebbe un'enciclopedia. L'idea di questo libro è che, in qualche misura, si può tentare di squarciare il velo, andando oltre l’etichetta. Si possono lanciare furtive occhiate nel backstage di queste guerre sante, cercando di dispiegarne non solo la sceneggiatura, ma i profili degli attori, delle comparse e, nella maggior parte dei casi, dei registi. Nemmeno tanto occulti.

GLI AUTORI

Emanuele Giordana, studioso di politica e cultura indonesiana, e Paolo Affatato, che segue da anni temi e problematiche religiose, sono membri di Lettera 22, un’associazione fra giornalisti professionisti, nata nel 1993 e specializzata in politica estera e cultura. Fra i soci fondatori di Lettera 22 anche Paola Caridi, esperta di relazioni internazionali, che ora dal Cairo segue Medio Oriente e Africa, e Mauro Martini, docente universitario di Lingua e Letteratura russa. Hanno contribuito a questo libro Irene Panozzo, che ha studiato il conflitto sudanese, e Orsola Casagrande, giornalista che vive in Gran Bretagna. Sulla situazione in Medio Oriente, saggi-intervista di padre David Jaeger, Renzo Guolo, Wlodek Goldkorn.

DALL'INTRODUZIONE

QUANDO L'ESERCITO BOSNIACO DIVENNE MUSULMANO
Nel dicembre del 1996, a un mese dagli accordi di Dayton, Zlatko Dizdarevic, che durante la guerra era riuscito tutti i giorni a stampare a Sarajevo il quotidiano Oslobodenje, provava a spiegare all'inviato di una piccola agenzia italiana come i Balcani si fossero trasformati in un macello. Il racconto, che prese un intero pomeriggio, si svolgeva nella redazione di un settimanale della capitale bosniaca con la complicità di una bottiglia di Stock 84 riserva, un brandy che in Italia si trova sempre più raramente ma che in Bosnia gode di grande considerazione. Tra le tante cose che Dizdarevic raccontava, una in particolare aveva colpito l’ascoltatore. Durante l'assedio di Sarajevo, Zlatko litigò con l'inviato di Le Monde. Gli disse che, in fin dei conti, avrebbe dovuto smetterla di definire, sul suo giornale, “esercito musulmano” l'esercito bosniaco. L'inviato di quel grande quotidiano francese gli aveva risposto che aveva ragione, ma che i suoi capi a Parigi gli avevano proprio rimproverato quello che a loro sembrava un aggettivo che ingenerava confusione. “Non scrivere bosniaco”, gli avevano detto, “scrivi ‘musulmano’, altrimenti la gente finisce per confondersi”.
Le parole hanno un peso. Sedimentano nelle nostre coscienze e producono effetti strabilianti. Chi le scrive dovrebbe pensarci due volte. Chi le legge dovrebbe prestarci più attenzione. Una guerra che niente aveva di religioso, prese quel colore. E una guerra che in realtà non aveva neppure nulla di etnico, se è vero che la ex Jugoslavia è abitata da generici “slavi del Sud”, diventò una guerra etnica. Nonostante molti buoni libri ci abbiano spiegato cosa ci fosse dietro quel conflitto, cosa lo aveva generato e in quale cornice fosse maturato, ognuno di noi se n’era già fatta una casella di riferimento, un piccolo cassetto mentale per mettere in ordine i protagonisti. I buoni e i cattivi. I serbi, i croati e i musulmani. Ovviamente nulla succede per caso. La religione, o meglio i religiosi, hanno giocato un ruolo in quel conflitto. Per accorgersene fu sufficiente, qualche mese dopo, una visita in un monastero di Grude, in Erzegovina, dove nello spartano refettorio monastico campeggiavano manifesti che esibivano carri armati e dove pranzavano monaci che dovevano aver alternato il mitra al rosario. Ma il conflitto era altro. Non bastava ricondurlo a due o tre schemi. Riduttivo e, in fin dei conti, pericoloso.
Dalla fine della guerra fredda, periodo tutto sommato pacifico, ci siamo abituati a convivere con le guerre, i conflitti e i microconflitti. Alcuni sono antichi, altri recentissimi, altri ancora dormienti o sottoposti a una corrente alternata che di tanto in tanto li sottopone alla nostra distratta attenzione.
Forse anche per difenderci da un mondo che si sembra sempre più pericoloso o in pericolo, il nostro bisogno di etichette e catalogazioni è diventato impellente. L'etichetta “guerra di religione” è una delle più comode. Bastano due o più comunità di diversa fede che si scannano e il gioco è fatto. Dalla Bosnia al Sudan alle Filippine, è tutto un guerreggiar di fedi, anticamera inevitabile a quello scontro di civiltà che alcuni saggisti ci stanno proponendo e propinando come inevitabile.
Ma cosa è successo in quest'ultimo scorcio di secolo per far scoppiare tante “guerre di religione”? Eppoi, sono davvero tali o si tratta più spesso di scorciatoie identitarie quando la propria comunità è minacciata da un pericolo esterno? E ancora, a chi conviene etichettarle così? Cosa nasconde questa parola magica che, in fin dei conti, giustifica tante nefandezze, rende accettabili e comprensibili le stragi, i massacri, gli stupri, la scoperta di un orrore che pensavamo sepolto dopo la Seconda guerra mondiale?
Questa raccolta di saggi non offre una risposta esaustiva a tali domande. Non basterebbe un'enciclopedia. Figurarsi un libello di qualche pagina. L'idea che lo percorre però è, in qualche misura, che si può tentare di squarciare il velo, andando oltre l’etichetta. Si possono lanciare furtive occhiate nel backstage di queste guerre sante, cercando di dispiegarne, non solo la sceneggiatura, ma i profili degli attori, delle comparse e, nella maggior parte dei casi, dei registi. Nemmeno tanto occulti.
Questi brevi saggi sono stati realizzati da soci e collaboratori di Lettera 22, un’associazione di giornalisti che ha sede a Roma. Ognuno di noi ha un interesse, una passione per qualche Paese o qualche zona del mondo. Ritrovandoci a parlarne tante volte, e tante volte trovandoci in accordo – o in disaccordo – si è pensato che si potevano mettere in fila alcune delle vicende che avevamo conosciuto e seguito, e che ci avevano fornito così tanta materia di discussione. All'inizio tra l'altro, e questo lo dobbiamo per sincerità al lettore, avevamo pensato di escludere il Medio Oriente. Non solo perché si tratta di un conflitto che non si può esaurire in un pugno di righe, ma perché ci era sembrato che la religione c'entrasse fino a un certo punto. Come spesso accade a chi si occupa di fatti reali, dovendo raccontarli per lavoro, il precipitare degli eventi ci ha fatto immediatamente ricredere. Mentre scrivevamo, il conflitto israelo-palestinese ha subito un'accelerazione e la religione ha cominciato, non già a fare il suo ingresso nel conflitto (dov’era in qualche forma sempre stata presente), ma a diventarne una delle protagoniste principali. Un conflitto laico, com’era sempre stato, sembra si stia colorando sempre di più del verde della bandiera dell'Islam, del biancore pallido della Chiesa della Natività di Betlemme, del nero dei notturni assalti alle sinagoghe. I kamikaze che si fanno saltare in aria con le cinture imbottite di tritolo, martiri con la fronte rivolta alla Mecca, sono un fenomeno recente nel conflitto, ma sono diventati determinanti. I partiti fondamentalisti israeliani giocano un ruolo chiave nel sostegno a un governo laico che strizza l'occhio all'ebraismo radicale. I cristiani si sono sentiti, per la prima volta, minacciati e anche noi giornalisti, che non l'avevamo quasi mai fatto, abbiamo cominciato a chiamare “Terrasanta” quel territorio che, pur caro alle tre grandi religioni monoteiste, aveva tenuto fuori dal conflitto – fatti salvi sporadici casi – i templi, i cimiteri, i luoghi di culto. Gli israeliani indicano nei martiri di Allah il nemico da colpire. I palestinesi dicono che tutto è cominciato da quella passeggiata di Sharon sulla spianata delle Moschee….Un’ennesima guerra di religione? Se così fosse, c’è da preoccuparsi molto di più di quanto già non si faccia.
Ognuno di noi dunque ha raccontato la storia che conosceva meglio. Per affrontare il Medio Oriente ci siamo invece rivolti a tre persone che quella vicenda conoscono bene, anche se magari da punti di vista diversi. La domanda che abbiamo rivolto loro, in soldoni, è questa: rischia un conflitto laico di diventare l'ennesima guerra di religione? E se sì, perché? Come succede? Come si evolverà?



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